V, 2022/3

Andrea Di Michele, Andreas Gottsmann, Luciano Monzali, Karlo Ruzicic-Kessler (eds.)

La difficile riappacificazione

Review by: Assunta Esposito

Editors: Andrea Di Michele, Andreas Gottsmann, Luciano Monzali, Karlo Ruzicic-Kessler
Title: La difficile riappacificazione. Italia, Austria e Alto Adige nel XX secolo
Place: Roma
Publisher: Viella
Year: 2022
ISBN: 9788833139784
URL: link to the title

Reviewer Assunta Esposito - Università di Roma "La Sapienza"

Citation
A. Esposito, review of Andrea Di Michele, Andreas Gottsmann, Luciano Monzali, Karlo Ruzicic-Kessler (eds.), La difficile riappacificazione. Italia, Austria e Alto Adige nel XX secolo, Roma, Viella, 2022, in: ARO, V, 2022, 3, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2022/3/la-difficile-riappacificazione-assunta-esposito/

PDF

Nel secondo dopoguerra, a pesare negativamente nei rapporti Italia - Austria e di riflesso anche in campo storiografico è stata la questione sudtirolese o altoatesina che dir si voglia. L’annessione del Sudtirolo all’Italia vittoriosa, sancita al termine della Prima guerra mondiale, sembrò poter essere ridiscussa nel senso di un ritorno all’Austria, quando l’Italia alla fine del secondo conflitto mondiale si ritrovò fra i vinti. La contesa per l’Alto Adige proseguì anche dopo gli accordi De Gasperi-Gruber sulla tutela della minoranza tedesca, trovando sempre grande risonanza nelle opinioni pubbliche al di qua e al di là del Brennero, specie all’epoca della decisione austriaca di mettere sotto accusa l’Italia dinanzi all’ONU e soprattutto durante la lunga stagione degli attentati dinamitardi in Alto Adige. Il tema ha monopolizzato l’attenzione degli storici, spingendoli ad affrontarsi in campo, sostenendo a spada tratta le ragioni dello Stato di appartenenza. Ad eccezione delle prove di dialogo tentate nella seconda metà degli anni Sessanta da storici come Valsecchi, Furlani, Wandruszka, Jedlika, in entrambe le storiografie l’atteggiamento prevalente, al netto della polemica sulla suddetta questione, è stato di «reciproca indifferenza e disinteresse» (Andrea Di Michele, Prefazione), un comportamento singolare per due paesi confinanti e con tanta storia in comune. Di recente, due convegni storici, organizzati nel 2017 fra Roma e Bari dall’Istituto Storico Austriaco in collaborazione con la Libera Università di Bolzano e l’Università di Bari «Aldo Moro», hanno rilanciato il dialogo, concentrando programmaticamente l’attenzione sulla contemporaneità. Le relazioni dei convegnisti si trovano ora riunite in questo volume, tradotto in italiano dopo la prima uscita nel 2020 in lingua tedesca, a dimostrazione del fatto che un confronto è possibile e il campo di ricerca rimane per molti aspetti ancora inesplorato. All’impresa hanno partecipato storici accademici e non dei due paesi, nomi affermati e giovani ricercatori, in maggioranza specialisti delle relazioni internazionali; i saggi sono distribuiti in due sezioni, la prima dedicata ai rapporti Italia - Austria con attenzione a figure e temi politico-culturali; la seconda, incentrata tutta sull’Alto Adige a un secolo esatto dalla annessione del Sudtirolo all’Italia, segue le tappe di un’evoluzione politica e culturale che, dall’esaltazione del confine al Brennero quale barriera eretta a protezione dell’italianità contro l’invadenza del germanesimo o dal suo rifiuto in nome dell’autodeterminazione dei sudtirolesi, è giunta ad auspicare per il territorio di confine una nuova funzione di ponte e cerniera fra popoli e culture.

Nella prima sezione si richiamano a una impostazione di storia delle relazioni internazionali il lavoro di Francesco Caccamo sul destino dell’Austria tedesca all’indomani della dissoluzione dell’Impero nella prospettiva della classe dirigente italiana e il saggio di Gianvito Galasso sull’evoluzione della posizione inizialmente negativa del PCI all’ingresso dell’Austria nell’Europa comunitaria. Di taglio politico-culturale sono i lavori dedicati a due personalità italiane di diverso calibro e orientamento politico, ma entrambe di provenienza asburgica e destinate a giocare un ruolo nella politica nazionale come il cattolico trentino Alcide De Gasperi e l’irredentista istriano Francesco Salata. Del primo si occupa Maddalena Guiotto, tratteggiandone frequentazioni politiche giovanili in ambito cristiano-sociale nella Vienna fin de siècle e attività parlamentare nel Reichsrat, segnalando il perdurante interesse per la politica austriaca delle rassegne stampa degli anni 1929-1938 confezionate per «L’Illustrazione Vaticana». Del secondo, responsabile dell’Ufficio Centrale per le Nuove Provincie all’indomani delle annessioni e noto per la posizione favorevole ad ampie autonomie per i territori ex-asburgici, Luca Riccardi ha posto qui in primo piano il ruolo fra il diplomatico e il culturale svolto dopo l’adesione al fascismo durante la missione a Vienna negli anni Trenta, dove su incarico di Mussolini si occupò di fondare l’Istituto Italiano di Cultura  e insieme tenne contatti con gli ambienti di governo nell’intento di agganciare politicamente sempre più Vienna a Roma. Dal lato austriaco, fanno da pendant due esponenti della classe politica repubblicana, già militanti della sinistra negli anni Trenta, ma in posizioni di spicco solo dal secondo dopoguerra e che hanno dimostrato un’attenzione particolare all’Italia: Karlo Ruzicic-Kessler disegna l’evoluzione intellettuale e politica di Franz Marek, funzionario comunista del KPÖ, avvicinatosi nel tempo alle posizioni dell’eurocomunismo; Maximilian Graf sottolinea invece  la necessità di approfondire i rapporti del cancelliere Kreisky con la sinistra italiana, da Berlinguer a Craxi, per verificare l’esistenza di un interesse speciale per il rafforzamento della componente socialista nell'ambito europeo in funzione anticomunista. Il tema del corporativismo è comune ai saggi di Lothar Höbelt e di Paolo Valvo: il primo dubita che il corporativismo fascista abbia davvero costituto un modello per la classe dirigente austriaca, orientata piuttosto verso la teoria di Othmar Spann sulla berufständliche Ordnung per il superamento della lotta di classe, il secondo ricostruisce la posizione ampiamente laudativa dei cattolici italiani verso lo Stato corporativo austriaco quale esempio di Stato moderno fondato sulla dottrina sociale della Chiesa.

Nella seconda sezione alcuni saggi riepilogano le tappe della questione sudtirolese e i suoi riflessi sui rapporti diplomatici: Andrea Di Michele, esaminando gli anni Venti le forti tensioni determinate dall’aggressiva azione politica fascista in Alto Adige, conclude, nonostante tutto, per una sostanziale stabilità dei rapporti Italia - Austria; Eva Pfanzelter registra negli anni Trenta, nell’indubbio incremento delle relazioni fra i due paesi, il nuovo orientamento dei sudtirolesi delusi dal «tradimento» dell’Austria e confidenti nella Germania hitleriana per il loro riscatto; Federico Scarano dà conto dell’insoddisfazione crescente dei sudtirolesi, appoggiati dall’Austria, per le inadempienze italiane nell’esecuzione degli accordi  De Gasperi-Gruber fino all’interruzione dei rapporti fra Roma e Vienna per i sospetti italiani sulle complicità austriache con il terrorismo in Alto Adige, individuando quindi in Aldo Moro il principale artefice della composizione della vertenza grazie al varo del pacchetto di riforme richieste dai sudtirolesi; Luciano Monzali mette in risalto di Andreotti, convertitosi dalla metà degli anni Sessanta, sulla scia di Moro, al dialogo e al compromesso con Austria e sudtirolesi, l’azione svolta nel 1992 per facilitare, con la chiusura del pacchetto e la concessione della garanzia internazionale pretesa dalla SVP, l’archiviazione dell’annosa questione.

Di aspetti particolari trattano gli altri saggi: la posizione di clero e gerarchie cattoliche locali nel periodo 1918-1940 (Jörg Ernesti); la revisione delle opzioni  del 1939 per la cittadinanza germanica, che permise ai sudtirolesi di riacquistare nel secondo dopoguerra la cittadinanza italiana con i suoi benefici (Stefan Lechner); i caratteri della nuova identità nazionale austriaca post-bellica e l’apparente contraddizione del governo di Vienna, inflessibile nel rifiutare profughi tedeschi dai territori ex-asburgici dell’Europa centro-orientale, ma straordinariamente appassionati per le sorti della minoranza sudtirolese (Peter Thaler); l’atteggiamento della diplomazia della Repubblica Federale Tedesca nel 1966-1969, decisa a tenersi fuori ufficialmente dalla vicenda altoatesina per sottrarsi ai sospetti di mire pangermaniste e interessata piuttosto a favorire la sua soluzione per aprire all’Austria le porte della CEE (Giulia Caccamo); lo scarso successo della politica delle nazionalità dei partiti socialisti in Tirolo e Sudtirolo nel corso del XIX e XX secolo (Joachim Gatterer); le complicità di Kreisky nel ruolo di ministro degli Esteri con gli estremisti nord- e sudtirolesi nella stagione degli attentati (Thomas Riegler); gli sviluppi più recenti della Euroregione Tirolo - Alto Adige - Trentino con la trasformazione in progress da organismo soltanto giuridico a nuova realtà di cooperazione transnazionale su base regionale (Hans Heiss). Nel complesso, un campionario vasto di temi e problemi, a cui attingere per ricerche future.

Subscribe to our newsletter

Partners