IV, 2021/3

Josef Pauser, Martin P. Schennach (eds.)

Die Tiroler Landesordnungen von 1526, 1532 und 1573

Review by: Marco Bellabarba

Editors: Josef Pauser, Martin P. Schennach
Title: Die Tiroler Landesordnungen von 1526, 1532 und 1573. Historische Einführung und Edition
Place: Wien
Publisher: Böhlau Verlag
Year: 2018
ISBN: 9783205206682
URL: link to the title

Reviewer Marco Bellabarba - Università di Trento

Citation
M. Bellabarba, review of Josef Pauser, Martin P. Schennach (eds.), Die Tiroler Landesordnungen von 1526, 1532 und 1573. Historische Einführung und Edition, Wien, Böhlau, 2018, in: ARO, IV, 2021, 3, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2021/3/die-tiroler-landesordnungen-von-1526-1532-und-1573-marco-bellabarba/

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Dopo aver pubblicato una decina di anni fa l’analisi storica più completa sulla genesi del Gesetzgebungstaat tirolese (Gesetz und Herrschaft. Die Entstehung des Gesetzgebungsstaates am Beispiel Tirols, Köln, Bohlau, 2010), Martin Schennach offre ora al lettore l’edizione critica dei materiali che avevano costituito la struttura documentaria di quel libro. Preparato in collaborazione con lo storico del diritto viennese Martin Pauser, il libro pubblica in edizione 'moderna' le fonti normative essenziali della storia tirolese quattro-cinquecentesca: la Malefizordnung di Massimiliano I (dicembre 1499) e le tre versioni delle Tiroler Landesordnungen risalenti al 1526, 1532 e 1573 (inclusa la coeva Tiroler Policeyordung).

Le oltre cinquecento pagine riservate all’edizione dei testi forniscono un riscontro analitico dell’ingrossarsi del patrimonio normativo tirolese nel corso della prima età moderna: dalle stringate undici pagine che occupano qui i capitoli dell’ordinanza criminale massimilianea (escluse alcune Verordnungen risalenti al periodo dell’arciduca Sigismondo), si passa alle 95 della Landesordnung edita nel 1526, alle 165 del 1532 per concludersi con le 230 occupate dall’esemplare del 1573, l’ultima e definitiva Landesordnung prodotta dalla contea prima delle riforme illuministiche settecentesche.

Per districarsi tra una massa così imponente di materiali sono essenziali l’indice analitico, il glossario e la tavola delle concordanze (da p. 685 a p. 796) che, con uno sforzo davvero encomiabile di accuratezza filologica, i due curatori hanno posto alla fine del volume. Non meno utili risultano le loro due brevi introduzioni, intese a collocare le edizioni dei testi in una cornice archivistico-bibliografica e storico-giuridica. Josef Pauser (Die Tiroler Landesordnungen. Drucke, Beschreibung, Überlieferung: pp. 39-108) ricostruisce la vicenda editoriale di quelle che nella terminologia bibliotecaria di lingua tedesca ricadono dentro la categoria delle stampe d’ufficio, o ufficiali («Amtliche Druckschriften»), pubblicazioni emanate su ordine di organismi statali e tendenti a definire uno spazio geografico in base alla vigenza di un corpus legislativo. Nell’insieme eterogeneo delle scritture «ufficiali» (mandati, patenti, regolamenti, risoluzioni delle Diete), le ordinanze territoriali spiccano per la finalità di ordinare, e in qualche modo arginare, un’attività legislativa che spesso rincorre l’urgenza del momento e il gioco di pressioni messe in moto dagli attori politici.

Un fenomeno tradizionalmente associato alla volontà del principe (nella duplice veste di legislatore romano-imperiale o tirolese), affiora invece qui in un diagramma di forze molto più sfaccettato. Incontriamo non un «Gesetzstaat» definito dall’alto, bensì un territorio in cui le norme scritte rivelano un carattere interlocutorio, con frequenti riscritture e manipolazioni, passi indietro e decisioni condivise da una cerchia di persone che non sono riconducibili alla sola cancelleria principesca. Martin Schennach (Die Tiroler Landesordnungen. Entstehung, Bedeutung, Entwicklung), riassumendo alcuni dei temi affrontati nel libro precedente, sgombra il campo dalle ipotesi più resistenti della storiografia storico-giuridica otto-novecentesca, tutte giocate perlopiù sull’opposizione irriducibile tra le consuetudini di diritto germanico e il diritto comune romano-canonico.

L’impressione di una brusca cesura tra questi due insiemi di leggi sfuma al contrario in un processo di amalgama e di recezioni attuatesi nel tempo senza troppe lacerazioni. Ma lo sforzo di mescolare consuetudini locali e diritti «esterni» non proviene solo dai «Fremden und Doctoren» al servizio del principe; in un confronto che per quanto aspro alla fine smussa le differenze, i ceti provinciali influiscono sulla produzione delle leggi: un flusso continuo di pareri e di suggerimenti esce dalle commissioni delle diete e raggiunge le magistrature principesche in una forma di dialogo contrattato che aggira lo schema del dualismo principe-ceti come elemento costante – e sempre eguale a se stesso – della storia politica tirolese.

Questa continua circolarità di saperi e di pratiche trae origine da un orizzonte di preoccupazioni in cui le autorità comitali e i Landtstände hanno trovato punti di contatto comuni. Il dilagare delle faide nobiliari e rurali, il vagabondaggio e la crescente litigiosità fiscale hanno spinto i ceti, tranne qualche resistenza di facciata, ad accettare la Malefizordnung nel 1499 e a inserirla quasi integralmente nel secondo libro della Landesordnung del 1526, uscita a un anno di distanza dalla grande insurrezione contadina trentino-tirolese. Soffocati i fuochi di resistenza rurale, nel 1532 e nel 1573 le procedure di riforma delle ultime Landesordnungen (l’esistenza di un’edizione del 1624 si dimostra essere «eine Chimäre» secondo le risultanze bibliografiche proposte da Pauser) non si discostano da questo modo di procedere; se l’aumento delle rubriche si deve ai prestiti da altri Länder imperiali oltre che dalla Constitutio criminalis Carolina, l’innesto di nuove norme avviene sempre come esito di fitte discussioni tra la corte e le assemblee cetuali, nel corso delle quali le istanze dei ceti tengono il passo delle proposte principesche. Anche la «reformierte Landesordnung» del 1573 appare un proseguimento delle due stampe precedenti, con deboli innovazioni sul piano del diritto civile e penale e invece un’aggiunta corposa di rubriche riguardanti «die policeyrechtlichen Bestimmungen». L’impianto delle ordinanze sopravvive senza troppe modifiche nei secoli successivi, mentre sono l’attività ordinaria dei tribunali oppure la stampa di commentari giuridici (importanti in particolare i Responsa di Paul Hocher, il celebre cancelliere di Leopoldo I) a incaricarsi di supplire nella prassi all’obsolescenza di alcune norme. Occorrerà attendere i lavori di compilazione avviati nel 1753, quando si introducono in Tirolo i nuovi circoli/Kreise, e poi i veri e propri codici teresiani e giuseppini per scorgere la messa in mora definitiva dei testi cinquecenteschi.

Ricostruita in scansioni temporali precise, coincidenti con le date di pubblicazione delle «Amtliche Druckschriften», il libro apre a numerose e interessanti suggestioni per lavori futuri. Riflettendo sulla «Popularisierung» dei testi giuridici, Schennach riconosce ad esempio l’assenza di ricerche che possano rivelare in che modo la letteratura di commento abbia generato una romanizzazione strisciante e 'dolce' delle consuetudini tirolesi. Una risposta a quest’interrogativo potrebbe venire dall’esame della circolazione manoscritta, in tedesco o in traduzione latina, delle ordinanze territoriali, di cui manca purtroppo a tutt’oggi un censimento. Benché questo genere di catalogazione esuli dagli obiettivi del libro, alcune ricerche condotte in ambito trentino (basti ricordare i saggi di Samuele Rampanelli, La faida ai confini: conflitti sociali e riti giudiziari nel feudo tirolese della valle di Primiero nel secondo Cinquecento, in «Acta Histriae», 25, 2017, 2), pp. 285-318 e di Lidia Bertagnolli, Su Giacomo Castelrotto, ufficiale nelle giurisdizioni tirolesi di Valsugana e Primiero. Restauri biografici e nuovi dati, in «Studi trentini», 86, 2007, 4, pp. 679-700) rivelano la presenza non sporadica di versioni latine delle Landesordnungen sugli scaffali delle biblioteche trentine, oltre che un loro utilizzo da parte dei giudici operanti nelle giurisdizioni del principato ecclesiastico infeudate a famiglie di origine tirolese; un indizio, uno dei molti possibili, del continuo intreccio fra ‘famiglie’ legislative che viaggiano attraverso lo spazio trentino-tirolese, poco propense a rispettare i confini della sovranità politica.

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