III, 2020/1

C. Lastraioli - J.-M. Le Gall (ed.)

François Ier et l'Italie / L'Italia e Francesco I

Review by: Massimo Scandola

Editors: C. Lastraioli - J.-M. Le Gall
Title: François Ier et l'Italie / L'Italia e Francesco I. Échanges, influences, méfiances entre Moyen Âge et Renaissance / Scambi, influenze, diffidenze fra Medioevo e Rinascimento
Place: Turnhout
Publisher: Brepols Publisher
Year: 2018
ISBN: 9782503581279
URL: link to the title

Reviewer Massimo Scandola - Université de Tours

Citation
M. Scandola, review of C. Lastraioli - J.-M. Le Gall (ed.), François Ier et l'Italie / L'Italia e Francesco I. Échanges, influences, méfiances entre Moyen Âge et Renaissance / Scambi, influenze, diffidenze fra Medioevo e Rinascimento, Turnhout, Brepols Publisher, 2018, in: ARO, III, 2020, 1, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2020/1/francois-ier-et-litalie-litalia-e-francesco-i-massimo-scandola/

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L’anniversario della battaglia di Marignano (2015) si è rivelato l’occasione più che mai colta per rileggere le fonti letterarie, documentarie, epistolari e cronistiche relative a quest’evento in una nuova prospettiva attenta alla storia culturale, alla ricezione e alla circolazione dei saperi fra Francia e Italia durante tutto il regno di Francesco I. Questi scritti letterari, politici, polemici e storiografici pubblicati a favore o contro la politica di Francesco I nel Cinquecento e circolanti nella Penisola italiana sono studiati con perizia dagli autori di questo volume, che permettono agli studiosi di oggi di avere uno sguardo nuovo sulla percezione dell’attività politica di Francesco I in Italia.

Queste analisi lucide e innovative, che superano la prospettiva dell’histoire-bataille per immergerci nel contesto dinamico delle più innovative correnti storiografiche, hanno messo al centro le ripercussioni culturali, letterarie, politiche e sociali di “lungo periodo” di questa pagina del roman national che è, al tempo stesso, episodio fondamentale della storia franco-italiana. Inoltre, questi studi hanno dimostrato come le relazioni fra il regno di Francia e i principati della Penisola italiana non fossero così lineari e semplici come le descrisse la storiografia più risalente novecentesca e ottocentesca. In aggiunta a ciò, queste nuove ricerche gettano più luce sul segmento degli studi riguardanti i rapporti fra Francia e Italia nel Rinascimento, e, al tempo stesso, rispondono alle nuove domande poste dalle più recenti tendenze storiografiche sull’italianismo in Francia nella prima modernità.

Al centro del dibattito si colloca la figura del giovane re Francesco I di Valois e, conseguentemente, la sua politica internazionale, le sue vittorie militari e diplomatiche considerate in una prospettiva d’amplissimo respiro, capace d’aprire l’analisi a tutto lo scacchiere politico del Rinascimento, non soltanto italiano.

Questi contributi sono raccolti nel volume curato da Chiara Lastraioli e Jean-Marie Le Gall e sono l’esito ultimo del convegno "L’Italia e Francesco I / François Ier et l’Italie" organizzato a Bologna dall’Università di Bologna, dall’Università Paris 1 e dall’Università di Tours (2015). Questo volume, che esce dopo la pubblicazione sul libro della sconfitta di Pavia [1], esplora i numerosi "aspetti dell’epopea guerriera e culturale di Francesco I in Italia", sulla scorta dello studio delle fonti sopra citate, spaziando dalla politica francese, a quella ecclesiastica, al concordato di Francesco I con Leone X, ai rapporti internazionali con l’Impero ottomano, ai fenomeni culturali, letterari e artistici scaturiti durante il regno del sovrano Très Chrétien.

Jean-Marie Le Gall, nella sua introduzione al volume, riflette su come i cambiamenti geopolitici avvenuti durante il regno di Francesco I abbiano mutato l’immaginario sul re francese tanto in Francia quanto presso i principi degli antichi Stati italiani. Certamente Francesco I ha offerto ai principi italiani gli strumenti di una rinnovata «grammatica simbolica della sovranità» che superava del tutto il modello tardo-medievale del principato.

Nella sua prolusione, Paolo Prodi, alla cui memoria è dedicato il volume, colloca al centro del dibattito l’annosa questione della politica concordataria messa in atto da Francesco I con la Chiesa di Roma. Alla fine, il contributo tratta della più generale questione del contrasto fra "ragione di Chiesa" e "ragione di Stato" che ha traghettato la politica dal medioevo all’età moderna. Segue il saggio di Séverin Duc, che scandaglia il pensiero di Claude de Seyssel: il primo a tentare di rispondere in una prospettiva teorico-politica alle problematiche della dominazione del ducato di Milano. Del tutto calato nella fattualità storica, Paolo Grillo propone una rilettura della battaglia di Marignano mediante lo studio meticoloso e attento delle scelte strategiche che rivelano le novità messe in atto durante la campagna militare del 1515, proponendo un’interpretazione che supera così vari studi precedenti aventi per oggetto un evento di tale importanza. L’Italia, come ricorda Laurent Vissière, rappresentava un mirage per Carlo VII e Luigi XII: una terre d’aventure e royaume des maladies come scrivevano cronisti e poeti. Vissière prende in esame i legami con l’Italia delle famiglie Bourbon-Montpensier, La Tremoille e Foix e ricostruisce la rappresentazione letteraria della morte dei membri di queste famiglie che parteciparono alle guerre in Italia.

Dedicato ai tre incontri di Francesco I con i pontefici, il saggio di Noemi Rubello contestualizza questi tre avvenimenti, dando particolare attenzione all’incontro con Leone X e soffermandosi sulla "dimensione gestuale e/o emozionale del negoziato" papale, così come appare dai carteggi diplomatici. Legato a questa tematica è il contributo di Guido Dall’Olio, che rilegge la “confessione pubblica” di Francesco I dinanzi a Leone X (1515) come una "parodia di un rituale" di pubblica penitenza. Matteo Di Tullio prende in esame, invece, il ruolo del "mercato del credito" nei piani di finanziamento della campagna militare di Francesco I. A seguito della vittoria di Marignano (1515) e con la riconquista militare e politica dell’Italia, cronache, epistolari, poesie testimoniano di un tentativo di argomentare e difendere la presenza francese in Italia. Come ha spiegato Jonathan Dumont, questa rappresentazione ha contribuito a dare a Francesco I l’immagine di un "re conquistatore, buono e giusto", imbastendo un discorso rivolto in primis ai suoi sudditi. Francesco I ebbe, dunque, la necessità di giustificare il proprio intervento in Italia davanti agli aristocratici francesi. Una finestra sul contesto italiano è invece aperta da Jean-Marie Le Gall che spiega come i principi italiani non avessero mai considerato il sovrano francese "come uno di loro, ma solamente come un re di Francia". Purtuttavia, la vittoria di Marignano fa di Francesco I un re 'vicino', ove la prossimità territoriale con i principati della Penisola spinge questi ultimi, divisi fra numerosi e diversi interessi politici e diplomatici, a cercare alleanze, protezioni, pensioni presso il re francese.

Il rapporto di vicinanza del re francese con i principi lascia una traccia nei linguaggi politici e nella stessa rappresentazione della politica, anche nell’ultima fase delle guerre d’Italia, negli anni Quaranta del Cinquecento. Così Elena Bonora scandaglia le scelte politiche (di "neutralità") del papa Paolo III verso Francesco I che si era alleato con l’Impero ottomano e al tempo stesso ricostruisce la rete dei difficili rapporti fra il Papato e Carlo V fino agli accordi raggiunti con il re di Francia (1544). I rapporti fra le antiche monarchie e la Chiesa di Roma ci riportano immediatamente al tema trattato da Nicole Lemaitre, che prende in esame la politica d’insediamento dei vescovi italiani in Francia durante il regno di Francesco I e la geografia politica delle diocesi loro affidate.

All’"empia alleanza franco-ottomana", stabilitasi di fatto nel 1536, è dedicato il saggio di Giovanni Ricci che esamina nel dettaglio la situazione della Penisola e le conseguenze, soprattutto per Venezia, delle politiche filo-turche di Francesco I. Calato nella storia della moda, il contributo di Maria Giuseppina Muzzarelli spiega come nel Cinquecento la moda alla corte di Francesco I fosse "fatta di spunti di varia provenienza, di scambi, mescolanze, continue modifiche, variazioni su tema". Bruno Petey-Girard dedica il proprio saggio al posto di primaria importanza offerto alla cultura letteraria da Francesco I come duca di Milano, che ha sempre sostenuto la poesia e tutte le altre arti. Come ricorda l’autore, il re diventa il centro attrattivo dei letterati italiani e, in quel torno d’anni, si consuma anche la competizione fra lettrés françaises lettrés italiennes. Alla "fama del re Cristianissimo" nelle lettere italiane della prima metà del Cinquecento, Chiara Lastraioli dedica il proprio saggio, ove analizza quegli scritti letterari che interpretano la politica francese e che "non esibiscono a chiare lettere una sponsorizzazione inequivocabile" del sovrano.

Gli ultimi saggi propongono una riflessione sul rapporto fra Francesco I e le arti. Lungo questa prospettiva si muove lo studio offerto da Laure Fagnart, che intende approfondire la figura del re di Francia come il più noto fra gli "amatori d’arte italiana" e ripercorre il cammino battuto dagli artisti alla corte del re mediante lo studio dei rôles des officiers e dei comptes, cioè le liste degli officiali domestici della casa di Francesco d’Angoulême (poi Francesco I) e di sua madre Luisa di Savoia, dal 1501 fino all’arrivo di Leonardo da Vinci. Collocato in una prospettiva di storia delle rappresentazioni artistiche, il saggio di Luisa Capodieci si propone di studiare il cabinet oggi scomparso, nel castello di Fontainebleau, fatto costruire da Francesco I, ov’era rappresentata la favola di Jupiter et Sémelé per mano di Francesco Primaticcio (Le Primatice). Prende le mosse nella stessa prospettiva, il contributo di Nicolas Cordon che fornisce dati nuovi circa le rappresentazioni tratte dalla tradizione antica, le decorazioni, le draperies en trompe-l’oeil e i mirabilia della galleria del castello d’Oirion realizzate dal misterioso maître d’Oirion.

Chiude il volume il contributo di Dominique Cordellier, ov’è analizzato nei dettagli un aspetto della politica artistica di Francesco I; in particolare, l’autore ricostruisce il percorso che ha portato all’accessione del Saint Sébastien di Pietro Perugino e del Ravissement de Proserpine di Gaudenzio Ferrari nella collezione di Francesco I.

Questi studi fanno affiorare non soltanto le tappe che hanno contraddistinto la costruzione dell’immaginario intorno alla figura di Francesco I quale giovane “principe condottiero” vincitore di Marignano e poi “sovrano-erudito”, protettore delle arti e fautore dell’italianismo, ma consentono altresì di mettere in rilievo anche molte delle contraddizioni del suo regno che si rispecchiano pure sulla rappresentazione successiva della battaglia di Marignano.

Grazie a questo volume è possibile accedere a uno studio su Francesco I non edulcorato dal roman national, ma aperto e critico sui fronti più “complessi” delle politiche di quel re che ebbe per emblema personale la salamandra: dal ruolo di defensor del cristianesimo alle comuni intese con l’Impero ottomano, fino alle scelte (politiche) dei vescovi e all’irrigidimento del potere regale su posizioni chiaramente gallicane.

 

[1] J.-M. Le Gall, L’honneur perdu de François Ier: Pavie 1525, Paris, Payot, 2015.

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