IX, 2026/2

David N. Livingstone

The Empire of Climate

Review by: Matteo Stroppiana

Authors: David N. Livingstone
Title: The Empire of Climate. A History of an Idea
Place: Princeton & Oxford
Publisher: Princeton University Press
Year: 2024
Pages: 534
ISBN: 9780691236704
URL: link to the title

Reviewer Matteo Stroppiana - Università di Pavia

Citation
M. Stroppiana, review of David N. Livingstone, The Empire of Climate. A History of an Idea, Princeton & Oxford, Princeton University Press, 2024, in: ARO, IX, 2026, 2, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2026/2/the-empire-of-climate-matteo-stroppiana/

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Durante gli ultimi anni si è registrato un discreto aumento di studi sulla storia del clima: il riscaldamento globale ha infatti creato un maggiore interesse intorno alla materia e ha contribuito anche ad un aumento degli studi storici in merito. Questi studi si inseriscono in un filone storiografico che ha origine dalla “rivoluzione” della scuola delle Annales, che cominciò ad osservare le vicende storiche in una prospettiva di lungo periodo, in cui anche il clima giocava un ruolo di rilievo. Uno degli esempi più limpidi in questo senso è il capolavoro di Emmanuel Le Roy Ladurie Histoire du climat depuis l’An Mil, pubblicato nel 1967 (e tradotto in Italia qualche anno più tardi con il titolo Tempo di festa, tempo di carestia: storia del clima dall’anno mille).

Il libro che presentiamo in questa sede intende inserirsi in questa storiografia, analizzando principalmente, in una prospettiva di lunga durata, i lavori di studiose e studiosi che hanno scritto di clima in diverse discipline tra l’età moderna e la contemporaneità. David N. Livingstone ha organizzato questo volume in quattro parti, precedute da prefazione e introduzione e seguite dalle conclusioni. Ogni sezione del volume è dedicata al rapporto tra il clima e un tema specifico: nella prima si parla della salute, dagli ippocratici all’eugenetica; nella seconda si parla della mente e di come i vari climi abbiano influito, secondo gli studi analizzati, sui comportamenti delle persone; nella terza si osserva il rapporto con la ricchezza e su come questa si sia formata nelle diverse zone climatiche del pianeta; nella quarta e ultima Livingstone si occupa della guerra, con un occhio al passato e uno alle previsioni del futuro. In totale, si contano dodici capitoli, divisi a loro volta in numerosi paragrafi.

Il fil rouge che percorre il volume è l’intento da parte dell’autore di rifuggire in qualsiasi modo il determinismo climatico che, secondo Livingstone, ha contraddistinto molti degli ultimi studi sul tema. Riguardo a ciò, lo studioso ricorda che i dati climatici su millenni di storia sono in aumento, grazie a tecniche sempre più precise, ma questo non deve portare a privilegiare «la causalità sulla correlazione, l’affermazione sull’argomentazione, la dichiarazione sulla documentazione» (p. 10, trad. mia).

La sezione dedicata alla salute prende le mosse da Ippocrate che, com’è noto, legava strettamente le questioni climatiche ed ambientali alla salute. In queste pagine, è interessante l’excursus sulla seconda stagione di vitalità della medicina ippocratica, che ebbe luogo tra il Medioevo e l’Ottocento, quando la letteratura medica poneva al centro il clima. Da alcune visioni che legavano la stagione di nascita al benessere fisico, ad altre che ragionavano per zone climatiche, dando origine a un “turismo della salute” per raggiungere luoghi più salubri, Livingstone arriva ad analizzare anche i tratti più razzisti della letteratura medica, che tornano anche quando scrive di mente e di ricchezza. Nel terzo capitolo entra nella narrazione Ellsworth Huntington, un geografo, tra le altre cose sostenitore dell’eugenetica, che pubblicò diversi studi in cui metteva in evidenza il ruolo del clima e che Livingstone cita in praticamente tutte le sezioni del volume.

La seconda parte, come accennato in precedenza, è dedicata alla mente e al presunto condizionamento del clima sulla formazione del pensiero, del cervello e anche del carattere delle persone. Con la crescita dell’interesse verso la paleontologia di inizio Novecento, nacquero alcune teorie sulla diversa formazione del cranio a differenti temperature. Questi ragionamenti portarono anche alla teorizzazione delle razze umane in base alle zone climatiche di provenienza. Tra il quinto e il sesto capitolo, poi, l’attenzione di Livingstone si proietta in avanti, con l’ammonimento da parte dell’autore a evitare un determinismo climatico originato anche dall’attenzione maggiore da parte del pubblico generalista, che porta ad un aumento del rischio di confusione tra causalità e correlazione. A partire da ciò, Livingstone presenta anche alcune previsioni per gli anni a venire: certi studi hanno evidenziato, basandosi su fatti storici, una correlazione tra l’aumento di ondate di calore e i comportamenti violenti.

La terza parte è dedicata alla ricchezza e a come questa possa essere influenzata dal clima. Il ragionamento di Livingstone parte da molto lontano e ha il merito di non rientrare nel solito dualismo tra Europa e Stati Uniti. Infatti, l’autore porta come primo esempio di trattato sul rapporto clima-ricchezza quello scritto da Abu Zayd 'Abd ar-Rahmãn ibn Muhammad ibn Khaldūn, studioso islamico proveniente da Tunisi, che nel 1377 teorizzò una divisione del globo in sette zone climatiche e individuò nell’eccessivo calore della parte meridionale del mondo la causa per cui le civiltà più sviluppate erano situate nell’emisfero settentrionale. Questi scritti di Ibn Khaldūn vennero poi tradotti in inglese nel 1958 e da qui conobbero una seconda stagione di vitalità, venendo poi ripresi in vari studi successivi. Nell’ottavo capitolo, Livingstone sottolinea anche la teorizzazione, nata tra Settecento e Ottocento, del nesso tra una presunta maggior laboriosità dei neri nati in zone calde e il clima da cui essi provengono, che porta poi lo studioso a considerare il rapporto del clima con lo schiavismo. Inoltre, secondo Livingstone, qualunque fosse il loro atteggiamento nei confronti del mondo tropicale, le nazioni imperialiste credevano di poter invocare il clima come sostegno fondamentale nelle loro decisioni e credevano di essere soggette (e spesso lo accettavano di buon grado) al primo impero della natura, l’impero del clima.

Infine, l’ultima sezione è dedicata alla guerra e prende le mosse dalle previsioni per gli anni a venire quando, secondo alcuni studiosi, le guerre aumenteranno notevolmente a causa del cambiamento climatico in atto. A partire da ciò, Livingstone ripercorre come la correlazione tra il clima e la guerra sia stata spesso analizzata in passato da numerosi autori per vari conflitti come, ad esempio, la Guerra civile americana.

In conclusione, possiamo dire che il volume di David N. Livingstone ha sicuramente dei meriti nell’aver ricostruito una lunga tradizione di studi sul clima, da vari paesi e con varie accezioni. La scrittura è scorrevole e la divisione dei capitoli in vari paragrafi rende fruibile il contenuto del volume. Forse, appare talvolta eccessiva la continua sottolineatura del voler evitare il determinismo climatico: se da una parte è un obiettivo storiografico legittimo, e anzi meritorio, dall'altra il fatto che ritorni così spesso nel testo appare quasi fuori luogo, come se si volesse delegittimare il ruolo che il clima ha effettivamente avuto nella storia – ruolo che, del resto, è stato oggetto di studio da parte di numerosi storici e storiche, e su cui lo stesso volume di Livingstone si fonda. Certo, è apprezzabile che Livingstone abbia raccolto i vari casi in cui il clima è stato utilizzato per giustificare la costruzione di teorie deprecabili da parte delle società occidentali, come il razzismo, o di attività deplorevoli, come la schiavitù.