

Reviewer Camilla Tenaglia - FBK-ISIG
CitationThe Controversy over Integralism è il prodotto di un progetto di ricerca finanziato dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft (DFG) dal titolo Die römische Kurie un der deutsche "Integralismusstreit" im europäischen Kontext (1900-1914). Il volume si articola in tre capitoli che propongono approfondimenti verticali su tre casi di studio: Germania, Italia e Francia. Si tratta di una pubblicazione in inglese nella quale si riprendono e si condensano i lavori più estesi precedentemente dedicati dagli autori alle vicende legate al modernismo.[1] Nondimeno i tre saggi proposti approfondiscono i casi trattati in maniera puntuale, sulla base di un imponente lavoro documentario, che emerge anche dalle lunghe note a piè di pagina.
Al centro dell'analisi vi è il modernismo sociale e politico, e in particolare la condanna, da parte degli integralisti, di alcune attività svolte da laici in quegli ambiti all'inizio del Novecento all'interno di una più generale opposizione al modernismo. Vengono quindi trattati soprattutto interventi legati al mondo sindacale e associazionistico, nonché alcune forme di partecipazione politica, ad esempio attraverso le riviste. La politica vaticana, guidata da Papa Pio X, che emerge da questo quadro appare come un tentativo di mantenere un forte controllo centrale su tali esperienze, pur affrontando i vari casi con un certo pragmatismo.
Nel primo capitolo, Francesco Tacchi affronta il caso tedesco, offrendo una definizione di integralismo come un cattolicesimo «unaffected by any compromise with modernity, applied at every aspect of society» (p. 13), fondato su una visione nella quale la fede doveva essere il centro della vita civile. Tacchi individua tre controversie distinte che animarono la polemica integralista in Germania: Literaturstreit, definita come controversia letteraria; Zentrumstreit, definita come controversia sul partito di centro, e Gewerkschaftsstreit, definita come controversia sui sindacati (p. 15). Lʼattenzione dell'autore viene in seguito posta soprattutto sulla questione sindacale. In un contesto, come quello tedesco, nel quale il cattolicesimo si presentava come una minoranza era necessario mantenere lʼunità, ma il rischio nel condannare i sindacati che non si legavano in maniera netta alle istituzioni cattoliche locali era soprattutto quello di fornire un vantaggio pericoloso ai fronti socialisti e comunisti.
Giovanni Vian affronta invece il caso italiano, soffermandosi in particolare sulla figura di Giuseppe Toniolo e sulle sue relazioni con le più alte sfere della Santa Sede. Toniolo (1845-1918) fu professore di economia a Pisa e uno dei principali interpreti e teorici del cattolicesimo sociale. Partecipò all'antimodernismo specialmente sul piano teorico, proponendo linee guida e strumenti che potessero coadiuvare il programma di Pio X di instaurare omnia in Christo. Vian dedica anche spazio all'organizzazione dell'Azione Cattolica e la partecipazione dei cattolici alla vita politica, visto il non expedit.
Per il caso francese, Claus Arnold si concentra sulle vicende del movimento Le Sillon (il solco), promosso da Marc Sangnier e volto ad avvicinare i giovani agli insegnamenti leonini in materia di cattolicesimo sociale. In Francia, il contesto era caratterizzato da un diffuso anticlericalismo, inoltre mancavano alcune importanti presenze istituzionali da parte della Santa Sede, non essendo presenti né un nunzio né una conferenza episcopale, che agevolasse un'azione unitaria da parte dei vescovi. La reazione vaticana all'esperienza del Sillon fu condensata nella lettera all'episcopato francese Notre charge apostolique: considerata come «the central authoritarian manifesto of the pontificate of Pius X» (p. 113). Secondo questa impostazione la società doveva essere integralmente ricondotta alla Chiesa e nulla poteva esistere allʼesterno del perimetro dellʼautorità ecclesiastica. Il saggio è anche corredato da una lunga appendice (pp. 127-177), in cui vengono pubblicati alcuni documenti sulla condanna del Sillon, tra cui anche la bozza di enciclica che non vide mai la luce.
La presentazione di tre casi di studio, analizzati approfonditamente, permette una contestualizzazione più articolata dellʼintegralismo cattolico, che finisce per presentarsi non solo come una politica ecclesiastica ma anche come una risposta che si adattava di volta in volta alle specificità del contesto di riferimento. In questo senso sarebbe interessante includere altri casi di studio. In particolare, si sente la mancanza dell'Impero asburgico, che permetterebbe di verificare come questo fenomeno si sia espresso in un territorio, non solo geograficamente posto tra Italia e Germania, ma in cui il cattolicesimo era religione di maggioranza nonché alleato illustre della Santa Sede.
In realtà il mondo austriaco viene toccato tangenzialmente, sia per la presenza del domenicano austriaco Andreas Frühwirth come nunzio in Germania, sia per lʼaccenno a monsignor Guido De Gentili. Vian infatti riporta la raccomandazione del prelato trentino da parte di Toniolo per l'episcopato bolognese nel 1907. De Gentili era in quel momento il braccio destro del vescovo di Trento Endrici e a capo del mondo associazionistico cattolico trentino, che emerge quasi come un modello di partecipazione attiva del laicato in campo politico e sociale a fianco del clero. Eppure, nello stesso Tirolo, così come a Vienna, imperversava in quel periodo lo scontro tra conservatori e cristiano sociali, che pare inserirsi in perfetta continuità con quanto esposto da Tacchi, Vian e Arnold.
[1] Claus Arnold, Giovanni Vian, La redazione dell’Enciclica Pascendi: studi e documenti sull’antimodernismo di Papa Pio X, Stuttgart, Anton Hiersemann, 2020; Francesco Tacchi, Antisocialismo cattolico: Un confronto tra Italia e Germania all’epoca del pontificato di Pio X (1903-1914), Venezia, Ca’ Foscari, 2019; Claus Arnold, Giovanni Vian, The Reception and Application of the Encyclical Pascendi: The Reports of the Diocesan Bishops and the Superiors of the Religious Orders until 1914, Venezia, Edizioni Ca’ Foscari, 2017; Claus Arnold, Giovanni Vian (eds.), La condanna del modernismo: documenti, interpretazioni, conseguenze, Roma, Viella, 2010.