IX, 2026/2

Koldo Trapaga Monchet, Álvaro Aragón-Ruano, Cristina Joanaz de Melo (eds.)

Roots of Sustainability in the Iberian Empires

Review by: Katia Occhi

Editors: Koldo Trapaga Monchet, Álvaro Aragón-Ruano, Cristina Joanaz de Melo
Title: Roots of Sustainability in the Iberian Empires. Shipbuilding and Forestry, 14th-19th Centuries
Place: London - New York
Publisher: Taylor & Francis (Routledge)
Year: 2023
Pages: 300
ISBN: 9781003309253
URL: link to the title

Reviewer Katia Occhi - FBK-ISIG

Citation
K. Occhi, review of Koldo Trapaga Monchet, Álvaro Aragón-Ruano, Cristina Joanaz de Melo (eds.), Roots of Sustainability in the Iberian Empires. Shipbuilding and Forestry, 14th-19th Centuries, London - New York, Taylor & Francis (Routledge), 2023, in: ARO, IX, 2026, 2, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2026/2/roots-of-sustainability-in-the-iberian-empires-katia-occhi/

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La raccolta di saggi Roots of Sustainability in the Iberian Empires: Shipbuilding and Forestry, 14th–19th Centuries, curata da Koldo Trápaga Monchet, Álvaro Aragón-Ruano e Cristina Joanaz de Melo, si apre con un’introduzione dedicata al concetto di sostenibilità e di sviluppo sostenibile. I curatori osservano come, nella letteratura contemporanea, la sostenibilità sia oggi associata prevalentemente alla sua dimensione ecologica e alla conservazione delle funzioni ambientali delle foreste in relazione alle attività economiche, mentre gli aspetti culturali ricevono un’attenzione decisamente minore. A loro avviso, tuttavia, l’economia non può essere compresa prescindendo dal contesto culturale in cui si sviluppa. Il crescente degrado ecologico provocato dalle attività umane negli ultimi decenni ha favorito la diffusione di studi dedicati alle relazioni tra società e ambiente, alimentando quella che gli autori definiscono una «narrazione declinista», incentrata prevalentemente sugli effetti distruttivi dell'azione antropica. In questa prospettiva, la storia delle interazioni tra società umane e natura finisce per assumere i tratti di un racconto della progressiva degradazione dell'ambiente. Analogamente, il «degradazionismo» ha enfatizzato il ruolo negativo dell’umanità nel compromettere uno stato ritenuto idealmente «naturale» dell’ecosistema forestale (p. 2). Il volume si propone invece di ricollocare le questioni ambientali entro la cornice della slow hope elaborata da Christof Mauch, una «speranza lenta» che invita la storiografia a costruire narrazioni capaci non solo di integrare, ma anche di controbilanciare, il crescente numero di interpretazioni apocalittiche sul rapporto tra società umane e ambiente (p. 19).[1]

In questa prospettiva, il tema della sostenibilità viene analizzato attraverso le politiche di gestione e sfruttamento delle risorse forestali promosse dalle corone iberiche nel corso della lunga età moderna. I dieci saggi ricostruiscono le strategie elaborate dalle monarchie della penisola per tutelare e conservare i boschi, nella consapevolezza che la disponibilità di legname fosse essenziale non solo per le esigenze del presente, ma anche per quelle delle generazioni future. Come ha osservato Paul Warde, benché il concetto di «sostenibilità» fosse estraneo al lessico dell’età moderna, è comunque possibile riconoscere pratiche che ne anticipavano alcuni principi.[2] La silvicoltura preindustriale, infatti, non perseguiva finalità ecologiche in senso moderno, ma rispondeva soprattutto a esigenze economiche e sociali; ciò nonostante, è possibile individuare forme di gestione orientate alla conservazione delle risorse, poiché, come ricorda anche Oliver Auge la sostenibilità esisteva come principio economico per le persone nel Medioevo e nei periodi preindustriali senza essere stata formulata come concetto teorico.[3]

In questo libro le ricerche sulla sostenibilità forestale in Spagna e in Portogallo durante l’età moderna si articolano attorno a tre temi principali: il rapporto tra costruzione navale e silvicoltura quale motore delle politiche di tutela dei boschi; l’evoluzione delle strategie forestali elaborate ai diversi livelli di governo per rispondere alla crescente domanda di legname; infine, l'impatto esercitato dalla cantieristica sui processi di trasformazione e di conservazione del paesaggio forestale. I contributi possono essere suddivisi in tre nuclei tematici. Il primo comprende i saggi di Ana Crespo Solana e John T. Wing, che affrontano la questione delle politiche forestali da una prospettiva globale e statale. Il lavoro di Ana Crespo Solana studia l’uso del legname proveniente da tutto il mondo nella costruzione navale iberica. Basato sui risultati del progetto ForSEAdiscovery, il testo integra prospettive di storia marittima e ambientale, di sistemi di raccolta di dati georeferenziati associati a coordinate geografiche precise (Geographic Information Systems – GIS), di archeologia marittima e di dendrocronologia, discipline e strumenti complementari essenziali per lo studio della storia marittima e ambientale. Attraverso un approccio dendro-storico, l’autrice illustra casi specifici che evidenziano la stretta dipendenza tra le esigenze operative della Marina e le foreste spagnole durante l’età moderna.

Il contributo di John T. Wing evidenzia invece come, a partire dalla metà del XVI secolo, la monarchia spagnola abbia progressivamente rafforzato il controllo sulle risorse forestali attraverso una duplice strategia. Da un lato, mediante la legislazione – in particolare le ordinanze del 1748 – e la costruzione di un apparato amministrativo capace di sottoporre gran parte del territorio a un regime di silvicoltura statale intensiva; dall’altro, attraverso missioni di ricognizione finalizzate all'individuazione di nuove aree forestali idonee allo sfruttamento. Secondo l’autore, tali politiche consentirono alla Corona di centralizzare le conoscenze sulle risorse boschive, di organizzare più efficacemente l’approvvigionamento di legname destinato alla Marina Reale e di predisporre strumenti amministrativi e legislativi volti a limitarne lo sfruttamento eccessivo.

La seconda sezione del volume raccoglie contributi di scala regionale e locale, accomunati dall’attenzione per le modalità con cui le politiche forestali furono recepite, adattate o contestate nei diversi contesti territoriali. Álvaro Aragón Ruano attribuisce ai Paesi Baschi un ruolo di primo piano nello sviluppo della scienza forestale moderna. A suo giudizio, le principali cause della deforestazione non furono tanto la cantieristica navale e la siderurgia – attraverso le quali si consolidò il controllo statale sulle foreste – quanto piuttosto l’espansione dell’agricoltura e dell’allevamento. Il contributo di Beñat Eguiluz Miranda è dedicato all’arrivo dei funzionari regi in Biscaglia nella seconda metà del XVI secolo. Attraverso il caso di Cristóbal de Barros, l’autore ricostruisce il processo di definizione delle prime politiche forestali destinate alle province basche e mostra come le tecniche tradizionali di gestione dei boschi siano state progressivamente adattate alle esigenze della costruzione navale, contribuendo a un utilizzo sostenibile delle risorse forestali.

Il saggio di Alfredo José Martínez-González analizza la missione affidata nel 1564 a Hernán Suárez de Toledo, incaricato di raccogliere informazioni sulle risorse forestali, sulle pratiche di gestione e sulla legislazione vigente lungo la costa basca. L’indagine dimostra come la Corona fosse interessata non soltanto alla tutela delle foreste prossime ai cantieri navali, ma anche alla sistematizzazione delle normative provinciali nell’interesse della politica navale. Le testimonianze raccolte consentono inoltre di ricostruire sia il fabbisogno di legname durante il regno di Filippo II, sia il ruolo svolto dalle consuetudini forestali guipuzcoane nel garantire una gestione equilibrata dei boschi. In questa prospettiva, la Guipúzcoa emerge come un modello destinato a influenzare le successive politiche forestali della monarchia spagnola. Sempre al XVI secolo è dedicato il contributo di A. Jorge Aguilera-López, che esamina la crescente pressione esercitata sui boschi catalani per soddisfare il fabbisogno di legname destinato alla costruzione delle galee impiegate dalla monarchia nel Mediterraneo. Le esigenze della guerra navale spinsero la Corona a elaborare strategie fondate sul monopolio delle risorse forestali, sul rimboschimento e sulla conservazione dei boschi prossimi al cantiere di Barcellona. Secondo l’autore, tali politiche si rivelarono tuttavia solo parzialmente efficaci, a causa della cronica carenza di mezzi finanziari, personale e capacità amministrativa. Il persistente timore della scarsità di legname finì così per legittimare il rafforzamento del controllo monarchico sulle foreste, mentre l’acquisizione di nuovi boschi rappresentò spesso una soluzione temporanea, destinata a esaurirsi nel giro di una generazione. Nonostante questi limiti, Aguilera-López riconosce alla monarchia spagnola un ruolo pionieristico nell’introduzione di strumenti di razionalizzazione della gestione forestale.

L’ultima parte del volume è dedicata al caso portoghese. Koldo Trápaga Monchet ricostruisce l’evoluzione delle politiche forestali della Corona tra la fine del XIII e il XVII secolo, mostrando come la tutela dei boschi, inizialmente legata agli interessi venatori della monarchia, si sia progressivamente orientata verso le esigenze della navigazione oceanica e dell’industria navale. Il caso spagnolo mostra interessanti analogie con i territori asburgici austriaci (in particolare il Tirolo), dove l’interesse per il valore economico del legname destinato all’industria mineraria e al commercio estero portò a simili cambiamenti anche nei boschi regi delle Alpi.
[4]
Nel saggio successivo, servendosi degli strumenti della cartografia digitale e storica, nonché dei GIS, Raúl Romero Calcerrada e Koldo Trapaga Monchet utilizzano un approccio quantitativo per calcolare la capacità dei territori lusitani di produrre querce da sughero (Quercus suber), molto richiesta dall’industria navale di Lisbona. Lo studio si concentra sul calcolo di tale capacità in aree geografiche specifiche – definite nella legge sul sughero del 1546 – che si estendevano per 10 leghe su entrambe le rive del fiume Tago tra Lisbona e Abrantes.

Il saggio di Oscar Riezu-Elizalde si concentra sul XVIII secolo, ricordando come per la monarchia fosse fondamentale disporre di foreste ben conservate e rigogliose per garantire il continuo rinnovamento, l’ampliamento e la conservazione delle flotte che erano alla base del potere spagnolo. Per raggiungere questo obiettivo si adottavano misure locali come piantare alberi e lasciarli crescere, accanto a misure più strategiche, come la ricerca di nuove foreste e boschi da usare come fonti alternative. Per consentire il ripristino delle foreste catalane, intensamente sfruttate per tutta la prima metà del XVIII secolo, gli interessi della Marina si spostarono dapprima verso la foresta di Irati e, successivamente, verso la valle di Roncal, due aree in grado di garantire l'approvvigionamento di legname senza dover ricorrere alle importazioni dal Baltico, un bacino di rifornimento reso sempre più problematico dalla competizione con la Gran Bretagna per il controllo delle risorse forestali russe. Questo diede vita a una piccola rivoluzione industriale in queste valli pirenaiche che, abituate a un’economia di sussistenza, videro l’industria forestale diventare per alcuni anni una fonte di ricchezza e di lavoro che coinvolse tutti i settori della popolazione, costretta a conviverci. Questa “febbre del legname”, diede impulso a progressi tecnologici nel trasporto fluviale e nell’ingegneria idraulica. Dal punto di vista ecologico, lo sfruttamento dei Pirenei non comportò alcun tipo di deforestazione, ma furono promosse politiche di rimboschimento con la cura di nuove piantine, la manutenzione dei fiumi per la fluitazione e un sistema che regolamentava i permessi per abbattere qualsiasi albero.

Il volume si conclude con il contributo di Cristina Joanaz de Melo, dedicato alla ricostituzione forestale in Portogallo tra il 1750 e il 1820. Attraverso l’analisi congiunta dei fattori naturali e dell'intervento umano, l’autrice mostra come la protezione delle foreste e la realizzazione di nuovi impianti rispondessero a esigenze che andavano oltre la costruzione navale. La crescente instabilità internazionale della monarchia portoghese, insieme alle conseguenze del terremoto di Lisbona del 1755 e delle eccezionali alluvioni dell'ultimo terzo del XVIII secolo, contribuì infatti ad accrescere la domanda di legname destinato a molteplici attività economiche e produttive.

Nel complesso, il volume costituisce un contributo di notevole interesse per la storia ambientale e marittima e, in particolare, per la capacità di mettere in discussione l’immagine di una deforestazione esclusivamente imputabile alla cantieristica navale, mostrando invece la complessità delle dinamiche economiche, politiche e sociali che hanno plasmato i paesaggi forestali della penisola iberica.

 

[1] Christof Mauch, Slow Hope: Rethinking Ecologies of Crisis and Fear, in «RCC Perspectives: Transformations in Environment and Society», 1, 2019, pp. 3-41.

[2] Paul Warde, The Inventions of Sustainability. Nature and Destiny, c. 1500-1870, New York, Cambridge University Press, 2018, pp. 3-5.

[3] Oliver Auge, Sustainability Prior to Carlowitz’s Sylvicultura? A Study Based on Cases from Schleswig-Holstein, in Abigail P. Dowling, Richard Keyser (eds.), Conservation’s Roots. Managing for Sustainability in Preindustrial Europe, 1100–1800, New York-Oxford, Berghahn, 2020, pp. 282-303.

[4] Katia Occhi, «A beneficio della nostra Camera e decima». Boschi e foreste nel territorio trentino-tirolese (XV-XVIII), in Giacomo Bonan et al. (eds.), Culture, economie e politiche del bosco in Italia, Udine, Forum, 2025, pp. 217-239.