IX, 2026/2

Salvatore Romeo

L'altra faccia del benessere

Review by: Chiara Zampieri

Authors: Salvatore Romeo
Title: L'altra faccia del benessere. Una storia ambientale nell'Italia contemporanea (1950-1979)
Place: Roma
Publisher: Carocci
Year: 2024
Pages: 296
ISBN: 9788829027569
URL: link to the title

Reviewer Chiara Zampieri - FBK-ISIG | DHI

Citation
C. Zampieri, review of Salvatore Romeo, L'altra faccia del benessere. Una storia ambientale nell'Italia contemporanea (1950-1979), Roma, Carocci, 2024, in: ARO, IX, 2026, 2, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2026/2/laltra-faccia-del-benessere-chiara-zampieri/

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Con L’altra faccia del benessere Salvatore Romeo offre un contributo rilevante alla storia ambientale dell’Italia repubblicana, collocandosi in un filone di studi ormai consolidato ma ancora aperto a nuove sistematizzazioni. Il volume affronta il periodo compreso tra l’avvio del miracolo economico e la crisi degli anni Settanta, assumendo come oggetto non soltanto il degrado prodotto dall’industrializzazione, ma soprattutto il modo in cui tale degrado venne percepito, discusso, amministrato e tradotto in conflitto politico e sociale. Il titolo richiama efficacemente il rovescio della narrazione celebrativa del benessere: dietro l’aumento dei consumi, la mobilità sociale e la modernizzazione materiale del paese si produssero infatti costi ambientali crescenti, a lungo rimossi o ricondotti a questioni settoriali. 
 

Uno dei meriti principali del libro è la scelta di non ridurre la questione ambientale a una storia delle idee ecologiste né a una semplice sequenza di disastri e provvedimenti legislativi. Romeo costruisce invece un’analisi fondata sull’interazione tra più attori: amministrazioni, tecnici, imprese, mobilitazioni sociali e rappresentanza politica. La periodizzazione risulta convincente: gli anni Cinquanta segnano l’emergere di problemi nuovi entro cornici amministrative ancora inadeguate; gli anni Sessanta vedono il progressivo trasferimento della questione dal piano locale a quello nazionale; gli anni Settanta rappresentano insieme il momento della politicizzazione più ampia e quello della crisi dell’idea di programmazione. Il 1979 non rappresenta soltanto un termine cronologico, ma il punto di arrivo di una fase storica nella quale ambiente, territorio e salute collettiva divennero oggetti di intervento pubblico, di mobilitazione sociale e di confronto politico. In questa prospettiva, il libro contribuisce a mostrare come la questione ambientale non emerga all’improvviso negli anni Settanta, ma sia il risultato di un accumulo di esperienze, saperi e conflitti maturati nei decenni precedenti. 
 

Il volume si apre opportunamente con un prologo dedicato alle eredità liberali e fasciste, utile a spiegare perché la Repubblica si trovò priva di strumenti adeguati per affrontare gli effetti ambientali dello sviluppo. Nei primi capitoli l’attenzione si concentra sull’inquinamento dell’aria e delle acque, sul dissesto idrogeologico e sulle prime risposte tecniche e amministrative. Particolarmente significativa è la funzione attribuita ai tecnici. Negli anni Cinquanta e Sessanta, di fronte a fenomeni come l’inquinamento atmosferico, la contaminazione delle acque e il dissesto idrogeologico, furono spesso ingegneri, igienisti, funzionari e studiosi a individuare per primi la necessità di strumenti conoscitivi e amministrativi nuovi. Romeo valorizza questo livello dell’analisi, mostrando come la definizione stessa dei problemi ambientali dipendesse dalla disponibilità di competenze specialistiche, dati, misurazioni e categorie interpretative adeguate. Allo stesso tempo, il volume mette in luce la difficoltà dello Stato italiano a incorporare stabilmente tali competenze nei propri meccanismi decisionali. La storia dell’ambiente diventa così anche una storia della modernizzazione incompiuta dell’amministrazione pubblica. 

Il passaggio dalla scala locale a quella nazionale costituisce dunque un asse portante del libro. Nei primi anni del dopoguerra, molte questioni ambientali si presentarono come problemi circoscritti: l’aria delle città industriali, gli scarichi nei corsi d’acqua, la vulnerabilità dei bacini idrografici, la localizzazione di impianti produttivi. Progressivamente, tuttavia, questi fenomeni rivelarono la loro natura sistemica. La crescita economica non produceva soltanto episodi isolati di degrado, ma ridefiniva in profondità il rapporto tra insediamenti, risorse naturali, produzione e consumo. L’ambiente diventava dunque una questione nazionale perché nazionale era ormai la scala dei processi industriali, energetici e infrastrutturali che ne determinavano la trasformazione. 

 

La parte centrale del volume mostra con efficacia come la questione ambientale si leghi alla crisi del modello di sviluppo fordista e centralista. In questo quadro, le mobilitazioni sociali assumono un ruolo decisivo. Romeo mostra come, tra anni Sessanta e Settanta, la contestazione ambientale si sviluppi in forme differenziate: difesa del paesaggio, opposizione alla speculazione edilizia, lotte contro impianti considerati nocivi, richieste di tutela della salute, critica alla concentrazione del potere decisionale. L’ambientalismo italiano nasce così dall’incontro tra culture diverse. Vi confluiscono il conservazionismo, l’urbanistica riformatrice, il sapere scientifico, le rivendicazioni delle comunità locali e, in alcune circostanze, le istanze del movimento operaio sulla nocività del lavoro. In questo processo, il ruolo di Italia Nostra risulta particolarmente significativo: nata entro una cultura della tutela storico-artistica e paesaggistica, l’associazione diventa progressivamente un laboratorio di sensibilità ambientalista più ampia, capace di dialogare con urbanisti, scienziati e settori della politica. 
 

Molto interessante è anche la lettura del rapporto tra ambiente e riforma dello Stato. Il capitolo sulla “lotta per il potere ecologico” mostra come la tutela ambientale diventi terreno di competizione tra governo centrale, Regioni, apparati burocratici e grandi imprese pubbliche. La nascita delle Regioni, le ipotesi di programmazione, il dibattito sul governo del territorio e le iniziative dell’ENI tramite Tecneco non vengono trattati come vicende separate, ma come parti di uno stesso conflitto sulla distribuzione del potere decisionale. Da questo punto di vista, Romeo offre una lettura preziosa dell’ambientalismo come questione istituzionale, non soltanto culturale o sociale. 
 

Il volume convince anche per l’ampiezza documentaria e per la capacità di dialogare con la storiografia esistente. Romeo valorizza fonti tecniche, relazioni amministrative e materiali associativi, mostrando come la storia ambientale richieda l’uso di documentazione eterogenea. Il libro si inserisce così accanto ai lavori di Gabriella Corona, Saverio Luzzi, Simone Neri Serneri e altri studiosi, ma adotta un taglio specifico: più che misurare gli effetti ambientali dello sviluppo, ricostruisce la formazione storica della “questione ambientale” come campo di intervento pubblico e di conflitto. 
 

Il volume dedica inoltre notevole attenzione al rapporto tra ambiente e impresa. Le aziende, pubbliche e private, compaiono non solo come responsabili di impatti inquinanti, ma anche come soggetti chiamati a ridefinire la propria legittimazione sociale in un contesto in trasformazione. L’aumento delle pressioni sindacali, l’intervento pubblico nell’economia, la nascita delle Regioni, il dibattito sulla programmazione e la crescita dell’ambientalismo imposero al mondo produttivo nuove forme di confronto con l’opinione pubblica e con le istituzioni. Da questo punto di vista, la questione ambientale appare come uno dei luoghi in cui si incrina il consenso tradizionale intorno alla grande industria, fino ad allora identificata prevalentemente con occupazione, progresso tecnico e benessere collettivo. 
 

Nel complesso, L’altra faccia del benessere offre una ricostruzione solida e articolata della genesi della questione ambientale nell’Italia contemporanea. La forza del volume risiede nella capacità di tenere insieme piani diversi: storia economica, storia politica, storia urbana, storia delle istituzioni e storia dei movimenti. Romeo mostra che l’ambiente non fu un tema laterale della modernizzazione italiana, ma uno dei luoghi in cui essa manifestò con maggiore evidenza le proprie contraddizioni e le proprie potenzialità di riforma. La storia del benessere, letta attraverso il suo rovescio ambientale, diventa così una chiave preziosa per comprendere la Repubblica, i suoi conflitti territoriali, le sue culture politiche e le sue difficoltà nel governare gli effetti materiali dello sviluppo.