IX, 2026/2

Lucio Biasiori

Il bambino dell’Apocalisse

Review by: Ottavia Niccoli

Authors: Lucio Biasiori
Title: Il bambino dell’Apocalisse. Vera storia del falso Anticristo di Babilonia
Place: Bologna
Publisher: Il Mulino
Year: 2026
Pages: 216
ISBN: 9788815395733
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Reviewer Ottavia Niccoli

Citation
O. Niccoli, review of Lucio Biasiori, Il bambino dell’Apocalisse. Vera storia del falso Anticristo di Babilonia, Bologna, Il Mulino, 2026, in: ARO, IX, 2026, 2, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2026/2/il-bambino-dellapocalisse-ottavia-niccoli/

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Per intendere in pieno il senso di questo libro occorre seguire non solo quello che appare nel contenuto del titolo – il bambino dell’Apocalisse – ma anche i due aggettivi contrapposti presenti nel sottotitolo, “vera” e “falso”. La storia è vera, anche se l’Anticristo è falso: è infatti la storia delle varianti e dei diversi usi di una falsa notizia, accuratamente presentata da Biasiori a seguito di una impeccabile ricerca. Come si vedrà, e come sottolinea l’autore a p. 147, «ogni volta che ‟la notizia” riappare, lo fa, o almeno ambisce a farlo, […] nel vivo di qualche vicenda politica o religiosa, muovendosi non solo lungo la linea del tempo, ma dimostrando anche una straordinaria abilità di adattarsi a contesti e lettori diversissimi, mantenendo nel contempo con tenacia una fisionomia inconfondibile».

Questo libro rappresenta quindi una delle tante esemplificazioni di una ricchissima prospettiva storiografica, quella dedicata allo studio delle false notizie. Il suo più illustre esempio è certamente rappresentato dal libro di Marc Bloch I re taumaturghi, che studia la credenza, ovviamente falsa, secondo la quale il tocco di un re di Francia avrebbe sanato chi era ammalato di scrofole (a Bloch si deve anche una ricerca sulla diffusione di false notizie nelle trincee durante la Prima guerra mondiale). A questo caso possiamo aggiungere fra gli altri l’attesa di un diluvio universale per il 4 febbraio 1524, motivata da una congiunzione astrale nel segno dei pesci, oppure la voce, sparsa in Francia nel 1789, di un complotto dell’aristocrazia teso a diffondere la presenza di ‟briganti” nelle campagne. Nessuna di queste credenze aveva un fondamento, ma tutte hanno mostrato la loro diffusione e, in alcuni casi, il loro esito politico. Un altro aspetto significativo della questione è la molteplicità dei media attraverso i quali le false notizie – anzi, tutte le notizie – venivano diffuse: oralità, manoscritti, e, dalla fine del XV secolo, la stampa. In particolare non è casuale il fatto che la notizia dell’Anticristo nato a Babilonia, o nei suoi dintorni, sia presentata in una lettera: uno strumento comunicativo che per molto tempo non ha avuto un carattere privato e personale, ma si presumeva recasse un messaggio diretto a una comunità, o comunque comunicabile alla comunità, o almeno al gruppo sociale, a cui apparteneva il diretto destinatario. Come osserva finemente Biasiori, a proposito degli uomini dell’età a cui si riferisce questa ricerca, «l’espressione “venne lettera”  che si incontra così spesso nel linguaggio delle fonti […] era un modo di fare riferimento a un’autorità pervasiva e distante, ma presentissima. Loro dicevano “venne lettera” come noi diciamo “ho letto su internet”» (p. 18).

Il “Bambino dell’Apocalisse” è un Anticristo di cui si annuncia la nascita a Babilonia in una presunta lettera del Gran Maestro degli Ospitalieri – uno dei due grandi ordini militari nato, insieme ai Templari, nei possessi cristiani in Terrasanta dopo le crociate. È una nascita allarmante, in quanto sottintende la drammatica lotta tra il bene e il male che dovrà avvenire negli ultimi giorni dell’umanità, prima del giudizio universale al quale ogni uomo dovrà sottoporsi. La tipologia della notizia non è casuale, perché il tardo Medioevo è invaso dalle manifestazioni profetiche dell’angosciosa attesa di un futuro catastrofico che può estendersi sino alla fine dei tempi; un profetismo che ha ampi spazi nell’umanesimo rinascimentale, ma che era ben presente, con modalità proprie, anche nella cultura comune del mondo urbano.

Le prime notizie che abbiamo di questa nascita risalgono al 1319, e vengono riportate all’interno di una dichiarazione fatta in Linguadoca, durante la Quaresima, davanti al vescovo di Pamiers, Jacques Fournier. L’interrogato dichiarò che aveva sentito dire che una lettera degli Ospitalieri annunciava che la nascita dell’Anticristo era avvenuta l’anno precedente, e quindi che la fine del mondo era prossima. Evidentemente, sottolinea giustamente Biasiori, la presenza di una voce così diffusa fa presumere che la lettera sia stata letta in pubblico da un predicatore; e in effetti la predicazione era uno dei tramiti orali della diffusione delle notizie. Siamo dunque nella fase orale della propagazione della notizia, anche se si parla di una lettera, che quindi presume la presenza di un contenuto scritto. L’esistenza di un testo del genere appare però definitiva solo molti decenni dopo, quando intorno al 1385 cominciano ad esserne attestati dei manoscritti. E nel 1399 “una lectora del Maestro di Rodi” attestante la nascita in Babilonia di un fanciullo «oscuro e tenebroso» che si crede esser l’Anticristo viene inserita dal lucchese Giovanni Sercambi nella sua cronaca (cfr. qui, pp. 177-179). Si tratta dunque di una lettera di cui Sercambi, e, si suppone, anche altri, hanno una copia,  che magari si mostrano e si scambiano reciprocamente.

Il XV secolo è poi intessuto di ripetute nascite del misterioso fanciullo di Babilonia, che contribuiscono a marcare, se non a favorire, eventi politicamente rilevanti, come l’alone profetico intorno a Giovanna d’Arco e la conseguente incoronazione del Delfino come Carlo VII, o le voci contrarie all’unità della Chiesa d’Occidente con quella d’Oriente, stabilita nel concilio di Firenze del 1439. Inoltre, ipotizza Biasiori, la narrazione costruisce una sorta di modello per le interpretazioni politiche delle tante creature mostruose nate in Italia e in Europa tra Quattro e Cinquecento. Intanto accanto alla lettera cominciano a diffondersi anche le sue confutazioni, che culmineranno in un decreto del concilio Lateranense V che nel 1516 vietava di annunziare la data precisa del giudizio universale e dell’avvento dell’Anticristo. Nonostante questo divieto, la nostra lettera continua a circolare, ma mostra significative varianti. Nella più singolare, con uno scarto totale del significato della sua nascita, ci troviamo di fronte non più l’Anticristo, ma un nuovo Cristo, «nato per abbassamento de ogni altrui legge et essaltatione della santissima e verissima nostra Christiana» (p. 89). Il personaggio in questione viene identificato negli anni ’20 del XVI secolo con Alvise Gritti, figlio illegittimo del futuro doge Andrea e noto con il soprannome di Beyoglu (il figlio del Signore); in questo caso l’uso politico del testo è evidente, in quanto Alvise Gritti, avendo acquisito grande potere alla corte di Solimano, tentò di influenzare l’elezione del nuovo sovrano d’Ungheria, ma alla fine fu ucciso in una rivolta proprio dagli ungheresi.

Contemporaneamente, nel mondo tedesco circolava una versione della Lettera del Gran Maestro che consentì ad Andrea Osiander di affermare che l’Anticristo esisteva già, ed era il papa; non solo, ma che la Lettera era un tranello dei cattolici che cercavano di sviare i cristiani da questo dato di fatto. Sempre in ambito germanico, la nascita di un bambino mostruoso che compie innumerevoli miracoli riemerge ripetutamente nella seconda metà del Cinquecento, e così pure in Francia nelle guerre di religione. Anzi, all’aprirsi del XVII secolo, scrive un canonico fedele alla Lega, «la voce si diffuse così tanto, che fu necessario che il re Enrico IV, allora regnante, con un editto espresso la vietasse» (p.129). 

Nel 1637 e poi di nuovo nel 1641 la lettera riapparve a Londra, accompagnando la crisi del regno di Carlo I. Nella sua nuova versione, infatti, il mostruoso bambino amava le immagini e non sopportava le Scritture; si trattava forse dell’allusione a un sovrano cattolico? Intanto, anche nell’Europa dell’Est riaffiorano notizie che incrociano il bambino apocalittico con il ricordo del rabbino cabalista Sabbatai Zevi, e dunque con l’ipotesi dell’avvento di un messia degli ebrei. Come commentava con tristezza Gisbert Cupert, borgomastro di Deventer, «questo popolo povero e sfortunato crede a tutto ciò che gli dà speranza nell’arrivo del loro Messia, che non verrà mai» (p. 157).

L’ultima testimonianza a stampa del nostro testo, del “bambino meraviglioso” e delle sue profezie, sembra doversi identificare in un foglio volante pubblicato a Dublino nel 1792. Ma ancora alla fine del 1981 si diffuse in Irpinia la voce della nascita di un bambino mostruoso, che aveva profetizzato per la ricorrenza della scossa dell’anno precedente il suo rinnovarsi in un terremoto anche più catastrofico. Ancora una volta, traumi politici e catastrofi naturali rinnovavano la notizia della nascita di una creatura terribile e mirabile. Ma per fortuna, ancora una volta la sua profezia era fallace.