IX, 2026/1

Brendan Dooley, Paola Molino (eds.)

Years of News

Review by: Gabriele Caruso

Editors: Brendan Dooley, Paola Molino
Title: Years of News. Event and Narration in Early Modern Times
Place: Turnhout
Publisher: Brepols Publishers
Year: 2025
ISBN: 9781912554881
URL: link to the title

Reviewer Gabriele Caruso - Università degli Studi di Napoli Federico II

Citation
G. Caruso, review of Brendan Dooley, Paola Molino (eds.), Years of News. Event and Narration in Early Modern Times, Turnhout, Brepols Publishers, 2025, in: ARO, IX, 2026, 1, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2026/1/years-of-news-gabriele-caruso/

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«News helped to mark the time by setting deadlines, proclaiming the end of certain phenomena and foreseeing new beginnings». Con queste parole Pasquale Palmieri introduce nel suo saggio il rapporto tra il tempo e l’informazione, tema centrale di Years of News, volume composto da tredici contributi di studiosi d’età moderna e curato da Brendan Dooley e Paola Molino. La struttura del libro chiarisce fin da subito l’intento dell’opera. Gli autori concentrano l’analisi su un singolo anno del Seicento, esaminando le dinamiche e il modo in cui le notizie possano aver condizionato, deciso e trasformato la storia dell’Europa del XVII secolo.

Nonostante la frammentarietà del testo, i singoli articoli e, di riflesso, gli anni considerati, riescono a creare un unico filo rosso che tiene insieme luoghi, personaggi e fasi storiche differenti. Da quanto emerge dalle circa duecentocinquanta pagine del volume, la notizia non è un semplice strumento utilizzato dagli Stati d’età moderna per informare o disinformare alleati e nemici, ma possiede un proprio spazio d’azione, composto da forme e materialità diverse, come lettere, relazioni a stampa, “avvisi” manoscritti, pamphlet, dipinti, ballate, atti performativi e tanto altro; in tal senso, il notevole numero di fonti presentato dagli autori avvalora un campo di studi che negli ultimi anni ha cercato di leggere “a una certa distanza” racconti e narrazioni appartenenti al mondo della comunicazione politica. Per esempio, come mostrato da Giulia Delogu, la Marsiglia del 1669 è da un lato una “fabbrica di notizie”, dall’altro parte di un panorama “transmediale” che espande e coniuga informazioni e fake news in base a interessi commerciali e propagandistici. 

Per Davide Boerio le notizie d’età moderna rappresentano una sorta di finestra sul mondo, strettamente ancorate ai contesti sociali e culturali che le hanno prodotte, capaci, oltretutto, di raggiungere un pubblico eterogeneo. In tal modo, se l’Europa del 1648 sente l’esigenza di monitorare e controllare le notizie provenienti dalla rivolta napoletana in corso, il mercato delle informazioni spagnolo del 1625 – messo in luce da Carmen Espejo-Cala – trova il suo massimo splendore; in quell’anno, le gazzette periodiche prodotte all’interno del Siglo de Oro riescono, infatti, a enfatizzare le vittorie militari di Filippo IV diventando un’arma eccezionale per il progetto politico del Conte-Duca di Olivares. Pur se efficace e ben documentato, la ricerca di singoli turning-point o, in questo caso, di annus mirabilis potrebbe indebolire lo sguardo d’insieme dei processi comunicativi rintracciabili già nel corso del Cinquecento. Tuttavia, grazie alla qualità dei saggi raccolti, Years of News mantiene un certo equilibrio tra le novità riscontrate e il retroterra precedente, senza trasformare pratiche consolidate in eventi “straordinari”.  

La suddivisione dei capitoli del saggio di Andreas Würgler 1653: Rebellion or Revolution? offre uno schema interpretativo particolarmente adeguato agli studi sull’informazione in età moderna. La ricostruzione del flusso di notizie relativo alla guerra dei contadini svizzeri segue, infatti, una comparazione pan-europea di alcune macro-categorie decisive, quali: la quantità e la provenienza geografica; l’etichettatura pubblica dell’evento, ovvero come esso è presentato ai lettori secondo le intenzioni di chi produce e veicola l’informazione; la presenza o l’assenza dei nomi dei protagonisti. Un approccio quantitativo consente di poter evidenziare più facilmente i rapporti di forza e di potere tra Stati. Per esempio, le tabelle comparative presentate da Joop W. Koopmans relative al 1689 olandese in due giornali a stampa, l’«Amsterdamse Courant» e l’«Oprechte Haerlemse Courant», mettono in rilievo quanto di frequente sono nominate le principali città europee; il confronto evidenzia i principali nodi della rete postale europea, inclusi i porti di Cadice e Livorno, e, al tempo stesso, segnalano la totale assenza di notizie extraeuropee, confermando il marcato eurocentrismo del sistema comunicativo.

L’ampia copertura geografica e cronologica del secolo rappresenta uno dei maggiori pregi del volume, capace di restituire il Vecchio Continente come uno spazio vivace e interconnesso. Nondimeno, la sovrapposizione di spazio e tempo può, in taluni casi, creare confusione, soprattutto se si considerano i diversi livelli di sviluppo di determinate pratiche nei vari contesti sociali; in particolare, prendendo come riferimento la ricerca di Nicholas Brownlees, nel 1623 i tipografi inglesi mostrano, rispetto al contesto italiano, una precoce attenzione alla professionalizzazione nella gestione delle notizie. Mario Infelise ricostruisce il burrascoso vissuto di Ferrante Pallavicino (1615-1644) sottolineando come le notizie riportate dallo scrittore e novellista piacentino risultino, infatti, significativamente distanti dalle fonti originali. Esagerazioni, traduzioni rielaborate e il ricorso narrativo dei ‟prodigi” confermano un marcato distacco di stile e di finalità rispetto alla controparte anglosassone. 

Sul finire del Seicento, due grandi eventi come l’assedio di Vienna (1683) e la morte di Carlo II di Spagna (1661-1700) sono stati, per diverse ragioni, laboratori per la comunicazione d’Ancien Régime. Nel primo primo caso, Pasquale Palmieri sottolinea come l’informazione elaborata nei circoli accademici è caratterizzata da discorsi afferenti all’astrologia, all’astronomia e, più in generale, alla superstizione. Anche nella circolazione delle notizie, la lettura degli eventi è filtrata secondo interpretazioni provvidenziali; in tal modo, il passaggio di una cometa diventa un messaggio divino per incoraggiare Leopoldo I a difendere Vienna contro gli Ottomani o per mettere in guardia Luigi XIV nelle ostilità contro gli ugonotti. Similmente, Marion Brétéché mostra come, all’inizio del nuovo secolo, il vuoto di potere lasciato dal sovrano spagnolo segnali un’evoluzione della stampa giornalistica destinata a consolidarsi e svilupparsi nel corso del Settecento.

«We are more and more tempted to say that news, perhaps, is life», facendo un passo indietro, nell’introduzione al volume, Brendan Dooley e Paola Molino ricordano come il progetto alla base di Years of News nasca dalla consapevolezza che l’informazione costituisca una categoria di studio fondamentale per l’analisi storica del nostro passato. Il volume si configura, dunque, come uno strumento per orientarsi tra documenti, suggestioni ed emozioni di un mondo dell’informazione che, dall’età moderna a oggi, continua a sollecitare la curiosità umana.