

Reviewer Lisa Roscioni - Sapienza Università di Roma
CitationSensibilità moderne. Storie di affetti, passioni e sensi (secoli XV–XVIII), a cura di Alessandro Arcangeli e Tiziana Plebani, si inserisce nel panorama storiografico italiano come un contributo maturo e consapevole a un campo di studi che, pur conoscendo da tempo una forte espansione a livello internazionale, ha faticato a trovare una sistemazione organica per l’età moderna. Già il titolo segnala una scelta teorica tutt’altro che neutra: sensibilità e non emozioni. Una scelta che va letta alla luce della riflessione storiografica ormai classica sul lessico affettivo e che trova nella densa introduzione di Arcangeli una solida giustificazione metodologica, oltre che una ricognizione aggiornata dello stato dell’arte.
Il termine emozioni, come è noto, è carico di ambiguità: anacronistico per gran parte dell’età moderna, fortemente segnato dalla psicologia ottocentesca e novecentesca, e al centro di un dibattito che ha spesso oscillato tra riduzionismo biologico e costruttivismo radicale. Arcangeli ripercorre con chiarezza questo dibattito, a partire dalla tradizione delle Annales e dal manifesto febvriano per una storia delle sensibilità, passando per le elaborazioni più recenti della storia delle emozioni, delle comunità emotive, dei regimi emotivi e delle pratiche affettive. Ne emerge una riflessione attenta tanto alle potenzialità quanto ai limiti di queste categorie, senza indulgere in facili sintesi o prese di posizione schematiche. In questo percorso, sensibilità emerge come categoria volutamente ampia, capace di tenere insieme affetti, passioni, sensi, gesti e pratiche corporee, lasciando spazio alla pluralità dei linguaggi del sentire, senza forzare il materiale storico entro griglie concettuali estranee ai contesti analizzati.
La posta in gioco non è solo terminologica. Optare per sensibilità significa spostare l’attenzione dall’interiorità individuale – spesso inafferrabile e filtrata dalle fonti – all’esperienza vissuta nella sua dimensione intersoggettiva, performativa e situata là dove il sentire non è mai puramente privato, ma si forma all’incrocio tra norme, pratiche e aspettative sociali. In questo senso, la proposta di una storia dell’esperienza, richiamata da Arcangeli anche attraverso riferimenti a Benjamin e Koselleck, consente di superare la contrapposizione sterile tra emozioni “reali” e discorsi sulle emozioni: ciò che gli storici possono indagare sono pratiche, linguaggi, dispositivi e regimi di senso che strutturano il sentire, rendendolo storicamente intelligibile.
Il volume si colloca dunque consapevolmente all’incrocio tra storia delle emozioni, storia dei sensi e storia del corpo, senza assumere una macronarrazione della modernità come punto di partenza, ma lasciando emergere piuttosto trasformazioni, tensioni e ambivalenze. La modernità evocata nel titolo è, come chiarisce l’introduzione, una cornice cronologica “debole”, priva di connotazioni teleologiche forti, e proprio per questo adatta a cogliere processi di lungo periodo insieme a permanenze e discontinuità locali. Ne risulta un quadro storiografico equilibrato, capace di dialogare con la ricerca internazionale ma anche di rispondere a una specifica esigenza del contesto italiano: dare visibilità e coerenza a un insieme di studi spesso rimasti dispersi o confinati in ambiti settoriali.
Queste premesse teoriche offrono una cornice interpretativa che consente di leggere in modo unitario una serie di saggi dedicati a contesti, pratiche e figure dell’età moderna, organizzati secondo un percorso tematico più che cronologico. La disposizione dei contributi privilegia una lettura trasversale dei fenomeni, più che una sequenza evolutiva lineare. Un primo nucleo di contributi è dedicato alla dimensione urbana e collettiva dell’esperienza sensibile. Il saggio di Elisa Novi Chavarria ricostruisce i paesaggi sensoriali di grandi città europee – Parigi, Londra, Napoli – mostrando come suoni, odori e percezioni corporee costituiscano veri e propri strumenti di orientamento nello spazio e di costruzione del significato urbano. La città emerge così come uno spazio densamente sensoriale, attraversato da gerarchie percettive e sociali, in cui il sentire è al tempo stesso esperienza cognitiva, emotiva e sociale.
Su un piano affine si colloca il contributo di Umberto Cecchinato sulla festa rinascimentale, letta nel suo progressivo slittamento da rituale collettivo a esperienza individuale. Qui la folla diventa un’arena emotiva e sensoriale, osservata tanto attraverso le pratiche partecipative quanto attraverso lo sguardo dei moralisti, attenti agli effetti del coinvolgimento corporeo ed emotivo. Anche il saggio di Antonio Chemotti sulle processioni funebri e sulla musica nella liturgia dei defunti mette in luce il ruolo decisivo dell’ascolto e della percezione sonora nella costruzione di una sensibilità condivisa, capace di tradurre emozioni e affetti in forme rituali riconoscibili.
Un secondo nucleo tematico è dedicato a figure e contesti in cui la gestione delle passioni assume una valenza normativa e disciplinare. Giulia Morosini analizza il mondo della guerra tra Quattro e Cinquecento, mostrando come emozioni e virtù – fortezza, pazienza, prudenza – siano parte integrante delle pratiche guerresche e della formazione del soldato, contribuendo a definire modelli di comportamento e ideali di mascolinità. Vincenzo Lavenia, attraverso le fonti inquisitoriali, indaga invece sentimenti inattesi, mettendo in scena inquisitori che piangono e imputati che modulano strategicamente le proprie emozioni, in un contesto in cui misericordia, controllo e autorappresentazione si intrecciano.
Particolarmente riusciti sono anche i saggi che esplorano l’universo affettivo delle relazioni interpersonali. Fernanda Alfieri ricostruisce la complessa posizione del confessore, chiamato a “sentire” senza lasciarsi travolgere, a partecipare emotivamente mantenendo una distanza necessaria, in un equilibrio sempre instabile tra empatia e disciplina di sé. Tiziana Plebani, dal canto suo, segue le trasformazioni dell’amicizia tra età moderna e Settecento, dal modello virile aristocratico alla mixité, mettendo in luce il ruolo del corpo e della sensibilità nella ridefinizione dei legami tra i sessi. Chiude il volume il contributo di Lodovica Braida sulle emozioni degli autori di fronte alla stampa, che restituisce con finezza il vissuto affettivo legato all’esposizione pubblica, alla paura del giudizio e alla perdita di controllo sull’opera, in un mercato editoriale in rapida trasformazione.
Nel complesso, Sensibilità moderne si presenta come un volume coerente e ben calibrato, capace di tenere insieme ambizione teorica e attenzione alle fonti. Senza pretendere di offrire una sintesi definitiva, il libro apre piste di ricerca convincenti e mostra quanto lo studio delle sensibilità possa ancora arricchire la comprensione dell’età moderna, restituendole spessore corporeo, emotivo e sensoriale e invitando a ripensare, con strumenti rinnovati, il rapporto tra esperienza individuale e costruzione storica del sentire.