

Reviewer Erica Capecchi
CitationNella sua ultima monografia Luciano Cheles compie un’approfondita indagine storico-iconografica della propaganda dell’estrema destra italiana a partire dal secondo dopoguerra. Il volume copre un periodo che va dai primi anni di attività del Movimento Sociale Italiano (MSI) dopo la sua fondazione nel 1946, fino al primo anno del governo di Giorgia Meloni in seguito alle elezioni del settembre 2022. Lo studio si incentra su un’analisi visiva e semiotica che combina l’approccio storico-artistico distintivo dell’autore, con metodi quali analisi del discorso, etnografia e storiografia. La narrazione si presenta come un racconto ricco di riferimenti e collegamenti che tracciano una continuità tra passato e presente. Questa pubblicazione si pone quindi come uno strumento importante per approfondire la comprensione delle strategie messe in atto dall'estrema destra allo scopo di (re)legittimare la propria presenza nella vita istituzionale e nel dibattito pubblico italiano dopo la caduta del regime fascista.
Il volume si estende su quattro capitoli che si succedono secondo una narrazione cronologica. Il primo capitolo si concentra sulla propaganda dell’MSI, capeggiato dal veterano fascista Giorgio Almirante; il secondo prosegue documentando la metamorfosi dell’MSI in Alleanza Nazionale (AN) sotto la guida di Gianfranco Fini, a partire dalla metà degli anni Novanta. Il terzo capitolo invece è dedicato al ‟postfascismo dal volto femminile” di Giorgia Meloni, prima donna ad essere eletta capo del governo italiano nel settembre 2022 e leader storica di Fratelli d’Italia, partito fondato nel 2012 in continuità con la tradizione politico-ideologica di AN e MSI. Questo capitolo risulta molto significativo data l’esigua quantità di studi che finora sono stati condotti sull'immagine pubblica di Meloni, nonostante l’importanza occupata dalla prima ministra nella scena politica nazionale ed internazionale. Il quarto ed ultimo capitolo introduce delle riflessioni che offrono molteplici spunti per future integrazioni e ricerche, sottolineando le lacune esistenti ad oggi nello studio e nella conoscenza dell’estrema destra.
La ricerca di Cheles invita a una «rivalutazione dell’importanza del linguaggio visivo, di incidere e influenzare le opinioni e i comportamenti, compresi quelli politici e ideologici» (p. 11). Ciò risulta estremamente importante nel contesto storico del XXI secolo, in tecnologie digitali come social media e Intelligenza Artificiale che enfatizzano l’utilizzo e la produzione di composizioni visive sofisticate, in grado di manipolare la nostra percezione della realtà. Questa manipolazione è facilitata da una tendenza verso l’analfabetismo visivo per cui, come sottolinea Cheles, «sebbene la nostra sia una cultura dominata dalle immagini, siamo meno preparati ad analizzarle criticamente» (p. 167). L’accento posto da questo studio sull’elemento figurativo evidenzia quindi la necessità di sviluppare nuove metodologie di ricerca interdisciplinari che integrino indagini estetiche e storiografiche nello studio delle dinamiche sociopolitiche della società contemporanea.
In questo volume l’autore compie un eccellente lavoro nell’esporre la complessità delle strategie propagandistiche di estrema destra e la sua relazione di prossimità con la cultura fascista. Grazie ad un’analisi comparativa di 230 immagini, incluse nel volume, Cheles mostra in maniera convincente come l’estrema destra italiana sia riuscita a mantenere solidi legami con gli ideali fascisti del passato e, allo stesso tempo, presentarsi come forza politica moderna e rispettabile, ostentando una facciata di perbenismo e legalità. Il rapporto di continuità con il fascismo si esprime nella scelta di una vasta gamma di elementi figurativi, simbolismi e virtuosismi linguistici, abilmente camuffati e rielaborati in chiave moderna. Si ricordano, per esempio, le referenze alla ritrattistica di Mussolini e l’utilizzo del suo monogramma (M) in banner e manifesti; il richiamo alle camicie nere, alle folle oceaniche e all’utilizzo di slogan e parole d’ordine del Ventennio; la glorificazione dell’antichità romana, il legame con il cattolicesimo ultraconservatore ed il mito delle radici ‟giudaico-cristiane”; il razzismo e l’esclusione di minoranze etniche e religiose, così come l’omofobia e l’intolleranza generale verso la comunità LGBTQAI+.
Risulta molto interessante l’argomento relativo all’appropriazione, da parte dei partiti presi in esame, di forme espressive della sinistra allo scopo di rassicurare l’opinione pubblica e conquistare bacini elettorali più ampi. Cheles evidenzia come l’estrema destra si sia servita, e si serva tutt’ora, di stratagemmi di «mimetizzazione figurativa e linguistica» (p. 56) per svuotare ed appropriarsi del contenuto radicale della propaganda di sinistra. Anche l’analisi della propaganda pseudo-femminista dell’MSI (pp. 37-50) mostra l’integrazione di un linguaggio visivo più tendente al progressismo per intercettare un pubblico femminile più vasto, comunicando un’apparente sensibilità verso tematiche quali emancipazione femminile e lotta alla violenza di genere.
Avvalendosi di un linguaggio chiaro ed accessibile, questo volume guida il lettore attraverso la storia dell’Italia repubblicana, ponendosi come risorsa preziosa di educazione alla critica visiva applicata alla comprensione della propaganda e della comunicazione di estrema destra. Attingendo da un vasto repertorio culturale e iconografico dei regimi fascista e nazista, ma anche da citazioni di storia dell’arte, raffigurazioni di sinistra e cultura popolare italiana del secondo dopoguerra, Cheles mette bene in luce come le radici ideologiche e culturali del Ventennio non siano state affatto rinnegate dai partiti e dai leader considerati. Sottolineando l'importanza di tracciare collegamenti storici e iconografici approfonditi, questo studio contribuisce a smentire quelle dichiarazioni circostanziali di ‟rinuncia” nei confronti un passato con cui l’Italia deve ancora fare i conti.
Sarebbe stata auspicabile una maggiore attenzione a come la comunicazione digitale favorisca la visibilità dell’estrema destra dando particolare risalto alle immagini, specialmente sulle piattaforme social. Si percepisce anche la mancanza, a mio avviso, di un’osservazione riguardo il posizionamento dell’estrema destra italiana nel contesto politico internazionale contemporaneo sia da un punto di vista di rappresentazione che di strategie propagandistiche. Lungi dallo sminuire la qualità della ricerca di Cheles, queste lacune possono e devono essere colte come un invito per altri studiosi del settore ad approfondire lo studio dell’estetica e della propaganda dell’estrema destra contemporanea ed il suo rapporto sia con la dimensione online che con il contesto internazionale.