V, 2022/1

Paul Shore

The Years of Jesuit Suppression, 1773-1814

Review by: Claudio Ferlan

Authors: Paul Shore
Title: The Years of Jesuit Suppression, 1773-1814. Survival, Setbacks, and Transformation
Place: Leiden
Publisher: Brill
Year: 2020
ISBN: 9789004421080
URL: link to the title

Reviewer Claudio Ferlan - Istituto Storico Italo Germanico | Fondazione Bruno Kessler

Citation
C. Ferlan, review of Paul Shore, The Years of Jesuit Suppression, 1773-1814. Survival, Setbacks, and Transformation, Leiden, Brill, 2020, in: ARO, V, 2022, 1, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2022/1/the-years-of-jesuit-suppression-1773-1814-claudio-ferlan/

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Un commento sul libro di Paul Shore dedicato agli anni della soppressione della Compagnia di Gesù (1773-1814) deve partire dalla sua collocazione editoriale. L’agile studio, infatti, fa parte della recente collana Brill Research Perspectives in Jesuit Studies. Si tratta di un ulteriore arricchimento dell’interesse dimostrato dalla celebre casa editrice per la storia gesuitica e concretizzato da una rivista, una bibliografia online e dalla serie Jesuit Studies. Inaugurata appena nel 2018, la collana conta già alcuni titoli davvero interessanti, dedicati a presentare con sintesi e rigore assieme alcuni punti nodali delle vicende dell’ordine religioso fondato nel 1540 da Ignazio di Loyola. Il valore aggiunto del progetto è che a fronte di un prezzo a stampa piuttosto oneroso, il PDF dei volumi è scaricabile gratuitamente, grazie al sostegno economico assicurato da alcune istituzioni gesuitiche.

Come accennato, The Years of Jesuit Suppression analizza il periodo che intercorre tra il breve di soppressione della Compagnia di Gesù Dominus ac Redemptor, emesso da Clemente XIV il 21 luglio 1773 e la bolla di restaurazione Sollicitudo Omnium Ecclesiarum, voluta da Pio VII nel 1814. Il libro si divide in quattordici capitoli capaci di restituire uno sguardo globale sulle questioni in esame. Si conclude con una accurata e preziosa appendice bibliografica, come da abitudine per i volumi della collana.

Vorrei iniziare il ragionamento sul lavoro di Shore partendo dalla conclusione, intitolata Rebirth, but at a Distance (pp. 77-92) e in particolare da questa considerazione: il recente progredire degli studi sull’intervallo 1773-1814 ci ha insegnato che «invece di essere semplicemente definiti un ‘periodo della soppressione’, i decenni seguenti il breve Dominus ac Redemptor appaiono oggi come un tempo di sì ristretta ma in qualche modo reale continuità, rigenerazione, e persino di crescita e innovazione» (p. 77). Di seguito a questa considerazione, che condivido pienamente, Shore dedica il resto del capitolo (il più denso del libro) a evidenziare quali aspetti della storia gesuitica abbiano risentito della rottura (break) della soppressione, contestualizzando la propria questione di ricerca attraverso una ricostruzione del panorama storico generale, compiuta con apprezzabile capacità di sintesi. L’autore presenta così un quadro dinamico e sfaccettato della tensione tra continuità e rottura caratterizzante sia la storia della, sia la storiografia sulla Compagnia di Gesù. È un modo convincente di ridurre la complessità di un tema difficile da affrontare. La mia convinzione è che la continuità vinca sulla rottura, e che tale vittoria sia da individuare come punto centrale della storia gesuitica, senza per questo dimenticare i break. Shore è capace di fornire gli strumenti per ragionare su questo tema, e questo è un grande merito per uno studio di sintesi come il suo.

Riprendiamo la lettura dal principio, per dire come l’autore prenda correttamente le mosse da quello che lui chiama il «Preludio alla dissoluzione» (p. 1), collocato innanzitutto nella penisola iberica e nei domini coloniali di Portogallo e Spagna. Le diverse sfaccettature del movimento anti-gesuitico del secondo Settecento vengono analizzate con completezza, a partire dalla rivalità con gli altri ordini religiosi, specialmente quelli mendicanti (pp. 11-13) e dalla grave crisi di relazione con la Corona francese causata dall’affare La Vallette, dal nome del gesuita superiore della missione di Martinica che attraverso spericolate speculazioni causò la bancarotta della Compagnia in Francia. La menzione di Antoine de La Valette (1708-1767) vale anche a sottolineare come nel metodo di scrittura di Shore trovino spazio rapidi profili biografici dell’epoca da lui studiata, utili sia per stimolare la curiosità del lettore, sia per incrementare la ricchezza dei suggerimenti bibliografici.

Dopo il preludio, ecco arrivare l’esilio, interno ed esterno (pp. 25-36), che viene raccontato proprio grazie ad alcuni veloci ritratti biografici, metodo narrativo e storiografico di buona presa per restituire lo spaesamento provato dalla netta maggioranza dei gesuiti dopo la pubblicazione del breve di soppressione. Cosa fare? Come mantenere viva la propria identità? Dove andare? Sono domande che si sono posti in molti, e le risposte non sono state univoche. La risposta più innovativa e probabilmente inattesa fu fornita ai gesuiti della Russia Bianca dalla zarina Caterina, che consentì all’ordine la sopravvivenza nei propri domini, rifiutando l’applicazione di una direttiva pontificia. È questo il fatto storiograficamente più noto nella storia della soppressione dell’ordine ignaziano e Shore lo riassume con efficacia, dimostrando piena conoscenza degli studi ad esso dedicati (pp. 37-49). Più interessanti sono i capitoli successivi, nei quali l’autore allarga il campo di indagine prendendo in considerazione la sopravvivenza, in taluni episodi la resistenza dei gesuiti nelle terre di missione. Parte dalla Cina (pp. 49-54) e dall’India (pp. 54-55), al cui proposito Shore annota una fondamentale differenza, che per la sua rilevanza nella sfaccettata storia gesuitica vale la pena qui tradurre: «L’obiettivo e anche le strategie della Compagnia in India differirono da quelli in Cina: nonostante ci fossero rajah molto potenti, con corti splendide, i gesuiti non cercarono di impressionare la cultura di corte con i propri insegnamenti e le proprie invenzioni. Quando arrivò il momento della soppressione, i rifugi per gli ex-gesuiti in India non erano sostenuti da osservatori o incarichi diplomatici. Di conseguenza, le relazioni tra ex-gesuiti e Indiani di basso ceto sociale erano spesso più strette di quelle esistenti tra la popolazione cinese e i padri rimasti nelle loro terre» (p. 55). Perché il passo è rilevante? Perché in poche righe mostra e spiega la differenza di strategia della missione gesuitica a seconda della terra in cui si concretizzava e, allo stesso tempo, mostra le enormi difformità possibili nella gestione della soppressione da parte degli individui-gesuiti, al di là delle scelte di corti, governi e curia generalizia. Infine, è importante anche perché l’autore lo commenta ricordando come sul punto vi sia ancora molto da studiare.

Shore prosegue con l’analisi di altri casi di studio geograficamente rilevanti per la storia della soppressione: l’Inghilterra e le Isole Britanniche (altro tema promettente per ricerche future) e la Boemia, dove – ulteriore puntualizzazione sulla quale vale la pena ragionare pure in chiave comparativa – «La vita intellettuale degli ex-gesuiti era ben lontana dall’essere monolitica ed era di frequente lacerata dal gap generazionale» (p. 59), come è stato magistralmente dimostrato da Antonio Trampus in I gesuiti e l’illuminismo, un libro datato al 2000 ma che rimane un punto di riferimento per chi voglia studiare lo spazio cronologico in cui la Compagnia di Gesù fu solo apparentemente cancellata. Shore non lo cita, evidentemente per ragioni linguistiche.

The Years of Jesuit Suppression raggiunge un duplice scopo: aiuta a mettere ordine in una materia complicata e dinamica, suggerisce nuove piste di ricerca individuando con competenza alcune lacune storiografiche che gli studiosi della Compagnia di Gesù, in numero sempre crescente, sono chiamati a colmare. Scrivendo questa recensione e comprendendomi nel novero, mi sento motivato a farlo.

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