IV, 2021/2

Francesco Bello

Diplomazia culturale e guerra fredda

Review by: Andrea Mariuzzo

Authors: Francesco Bello
Title: Diplomazia culturale e guerra fredda. Fabio Luca Cavazza dal Mulino al centrosinistra
Place: Bologna
Publisher: Il Mulino
Year: 2020
ISBN: 9788815286062
URL: link to the title

Reviewer Andrea Mariuzzo - Università di Modena e Reggio Emilia

Citation
A. Mariuzzo, review of Francesco Bello, Diplomazia culturale e guerra fredda. Fabio Luca Cavazza dal Mulino al centrosinistra, Bologna, Il Mulino, 2020, in: ARO, IV, 2021, 2, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2021/2/diplomazia-culturale-e-guerra-fredda-andrea-mariuzzo/

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L’autore presenta in questo volume gli esiti di una ricostruzione documentaria e storiografica alla quale lavora con profitto da alcuni anni, dopo il lavoro per la tesi di dottorato e la pubblicazione del volume di Fabio Luca Cavazza, La Nuova Frontiera e l'apertura a sinistra. Il Mulino nelle relazioni politico-culturali tra Italia e Stati Uniti (1955-1963) (Napoli, Giannini, 2018), di cui questa pubblicazione riprende e approfondisce alcuni temi centrali.

Tramite uno spoglio attento del ricco materiale documentario quasi completamente inedito di Fabio Luca Cavazza, uno dei più influenti organizzatori di cultura dell’Italia repubblicana, animatore principale fin dalla prima ora del gruppo di lavoro editoriale e culturale de «Il Mulino», Bello intende presentare, attraverso lo sguardo di un protagonista d’eccezione, alcune significative azioni della diplomazia culturale statunitense nel nostro paese nel torno di tempo, decisivo, della formazione della maggioranza di centrosinistra. Il tema è più delicato di quanto non sembri a prima vista, sia sul piano delle questioni storiche che tocca, sia su quello degli approcci storiografici e Bello dimostra la preparazione, la dimestichezza con documenti presi in considerazione e l’equilibrio interpretativo necessari per raggiungere risultati positivi.

Soprattutto, come sottolinea anche Leopoldo Nuti nella sua Prefazione, la scrittura di una biografia intellettuale (come questo lavoro almeno in buona misura è, pur non concentrandosi sull’intera traiettoria di vita di Cavazza) corre sempre il rischio dell’esagerazione in un senso o nell’altro, o attribuendo alla figura biografata una centralità quasi esclusiva che non aveva negli eventi che essa attraversa, o facendo dell’attenzione al percorso individuale un mero pretesto per seguire le vicende politiche e i dibattiti culturali coevi. Il volume riesce nel delicato compito di evitare di cadere in entrambe le trappole, utilizzando la documentazione di Cavazza per schiudere allo sguardo del lettore una serie di contesti in cui il suo protagonista è stato a vario titolo attore di rilievo, da quello dei complessi meccanismi della diplomazia culturale statunitense rivolta negli anni cruciali della guerra fredda a un paese centrale per le strategie euro-mediterranee di Washington, come era appunto l’Italia, a quello dei rapporti tra politica e cultura all’apogeo della «Repubblica dei partiti».

In particolare, attraverso lo sguardo di Cavazza e delle reti di relazione che egli riesce a costruire oltreoceano con la partecipazione al Foreign Leader Program, il piano di scambi culturali del Dipartimento di Stato americano rivolto a giovani potenziali opinion leaders e intellettuali di gestione, e da lì attraverso la prolungata collaborazione con le grandi fondazioni culturali per la crescita dell’apertura internazionale della rivista «Il Mulino» e della sua società editrice, il volume dipana il funzionamento profondo dello «state-private network» (per usare la fortunata espressione coniata ormai quasi un ventennio fa da W. Scott Lucas) che presiedeva alla diffusione del consenso verso gli Stati Uniti nel mondo occidentale. Un network, chiaramente, in cui nella parte statunitense convivevano e competevano interessi istituzionali e personali diversi e a volte contrapposti, visto il ruolo tutt’altro che sovrapponibile, sul piano della politica culturale dei comitati scientifici delle fondazioni Rockefeller e Ford e le «regole d’ingaggio» quasi belliche di personale d’ambasciata e servizi segreti. E un network in cui il personale intellettuale dei paesi di destinazione della cultural diplomacy elaborata tra Washington e New York era accolto come interlocutore a pieno titolo nell’ambito di un processo di «negoziazione» piuttosto che di trasmissione, messo a più riprese in evidenza per il caso francese da Frédéric Attal e soprattutto da Ludovic Tournès, e in questa sede opportunamente considerato.

Meritevole d’interesse è poi sicuramente anche il côté italiano della vicenda di Cavazza. Il ruolo del gruppo de «Il Mulino» come laboratorio ideale e programmatico delle prospettive riformatrici che presiedettero alla nascita del primo centrosinistra, spesso dato per assunto nella storiografia intellettuale italiana a causa della difficoltà a reperire documentazione di prima mano sulla vita interna della rivista e delle altre sue articolazioni, trova nel lavoro di Bello interessanti pezze d’appoggio documentarie e una migliore specificazione di alcuni aspetti. L’autore sottolinea soprattutto, prendendo in considerazione la produzione e la circolazione delle relazioni che Cavazza produceva e faceva circolare da un capo e dall’altro dell’Atlantico, l’importanza di un gruppo di lavoro a così stretto contatto con l’establishment politico e culturale statunitense per l’intermediazione di rapporti internazionali tra personalità e famiglie politiche, in un momento in cui le comunicazioni con gli USA erano ancora tutt’altro che immediate. Inoltre, la convinzione con cui gli ambienti de «Il Mulino», nella loro elaborazione, legavano la solidità del percorso riformatore di cui l’Italia aveva assoluto bisogno all’alba degli anni Sessanta con la partecipazione socialista alle responsabilità governative lascia trasparire dietro le quinte dello scenario ricostruito da Bello un oggetto storiografico ancora non ben distinto nella ricostruzione eppure di grande interesse: quello di un’alternativa riformatrice più moderata e «tecnocratica», avanzata nel principale partito di governo dalla componente dorotea e da settori vicini alle grandi aziende privato-pubbliche, che vedeva la modernizzazione italiana essenzialmente come un antidoto alle alleanze a sinistra.

In conclusione, il volume rappresenta un contributo di rilievo a temi storiografici, come le relazioni tra politica e cultura all’alba del centrosinistra e il complesso ruolo della diplomazia culturale degli USA nella gestione dei rapporti internazionali occidentali, che negli ultimi anni stanno vivendo un grande sviluppo e che trovano nella pubblicazione di Bello spunti di sicura originalità.

 

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