I, 2018/1

Teresa Bertilotti

Caro Presidente

Review by: Cecilia Nubola

Authors: Teresa Bertilotti
Title: Caro Presidente. Gli italiani scrivono al Quirinale (1946-1971)
Place: Firenze
Publisher: Mondadori
Year: 2016
ISBN: 9788800745833
URL: link to the title

Reviewer Cecilia Nubola - FBK-ISIG

Citation
C. Nubola, review of Teresa Bertilotti, Caro Presidente. Gli italiani scrivono al Quirinale (1946-1971), Firenze, Mondadori, 2016, in: ARO, I, 2018, 1, URL https://aro-isig.fbk.eu/issues/2018/1/caro-presidente-cecilia-nubola/

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Attraverso la corrispondenza è possibile ricostruire una storia che mette “in primo piano i cittadini” (p. VIII): questo può essere il motto che riassume il lavoro di Bertilotti. Per questo ha visionato inizialmente circa 17.000 istanze di italiani e italiane inviate tra il 1946 e il 1971 ai presidenti della Repubblica, operando poi vari sondaggi negli archivi personali degli stessi presidenti e in altre fonti, tutte conservate presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica a Roma.

Il libro è diviso in due parti. Una prima parte introduttiva e una seconda parte antologica.

Nell’introduzione si ricostruiscono le modalità di trattamento di questa corrispondenza, l’organizzazione degli uffici preposti alla gestione delle lettere, le procedure seguite, le modifiche nel corso del tempo. Emerge, tra l’altro, l’importanza della figura del Segretario generale che meriterebbe ulteriori approfondimenti. Altre figure importanti sono le donne, mogli e figlie dei presidenti; sul loro ruolo di “mediatrici” si sofferma l’autrice. Un esempio. Delle quasi 95.000 istanze inviate durante la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006), 5391 furono quelle inviate alla moglie, signora Franca Ciampi, aventi per oggetto questioni come casa, pensioni, lavoro (p. 59). Le lettere svelano il rapporto dei cittadini e delle cittadine con l’autorità. “Con il Presidente si ha un rapporto asimmetrico, pieno di deferenza ma anche di complicità e solidarietà” (p. 2); si cerca di superarne la distanza individuando dei punti di contatto che possono essere la medesima provenienza geografica o l’adesione allo stesso partito politico. Presidenti della Repubblica diversi risultano (o vengono percepiti) più o meno vicini alla gente. Un esempio è costituito dalla crescente popolarità di Sandro Pertini testimoniata dall’aumento delle missive a lui indirizzate: da circa 151.000 nel 1979 a più di 369.000 nel 1982 (p. 23). Seguendone l’iter e le risposte alle istanze possiamo verificare come i presidenti che si succedono si facessero più o meno carico dei problemi della gente comune, degli enti e dalle istituzioni del territorio (comuni, scuole, associazioni culturali o sociali) cercando di individuare soluzioni (attraverso elargizioni in denaro, ad esempio), o interessando i ministri competenti o altre istituzioni preposte.

Riguardo alle modalità di scrittura delle lettere, l’atteggiamento umile della “supplica”, la deferenza nei confronti dell’autorità, caratteristiche di lungo periodo di questa tipologia di scritti, si ritrovano anche nelle lettere del XX secolo. Scrive a Giuseppe Saragat “da ultimo cittadino al primo cittadino” un abitante di Imola alla disperata ricerca di un lavoro nel 1968 (p. 36).

Se passiamo ai contenuti delle istanze questi riflettono le condizioni sociali ed economiche dell’Italia. Si scrive, infatti, in prevalenza, per chiedere sussidi, sovvenzioni, assistenza; si supplica per un lavoro, per una pensione, per una casa. La “variazione della composizione qualitativa delle istanze” nel corso del tempo – scrive Bertilotti – si può definire, in sintesi, “meno lavoro e casa, più pensioni” (p. 20).

Questo per quanto riguarda le richieste individuali. Ma non troviamo solo quelle. Grande importanza rivestono le istanze collettive e su problemi generali che diventano più numerose a partire dagli anni Sessanta. Durante la presidenza di Giovanni Leone (1971-1978), ad esempio, alcune lettere si facevano carico di temi di attualità come le proteste contro la guerra del Vietnam, oppure contro la legge per l’interruzione volontaria di gravidanza; altre esprimevano cordoglio per il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro (p. 22).

Nella seconda parte, antologica, l’autrice divide le lettere scegliendo alcune tipologie e/o modalità di scrittura considerate particolarmente esemplificative. Le lettere mettono in luce i numerosi e persistenti problemi della transizione dalla guerra al dopoguerra: le richieste per danni di guerra, di giustizia, i problemi dei reduci e dei disoccupati, il rapporto con la burocrazia e così via. Costante rimane in Italia, come abbiamo visto, il problema della casa. Le richieste scrivono di abitazioni distrutte dai bombardamenti o dai terremoti, evidenzino le difficoltà nel trovare un alloggio in seguito alle migrazioni interne dal sud al nord, chiedono una casa popolare denunciando il caro affitti, lamentano quartieri di nuova costruzione o antichi paesi dove mancano le infrastrutture primarie come luce, acqua, fognature. Altre due tipologie di lettere permettono di seguire i cambiamenti nella società italiana attraverso, soprattutto, chi mostra insoddisfazione o vero e proprio rifiuto. La prima riguarda le lettere di malcontento e di critica soprattutto nei confronti della politica, dei politici, dei partiti, dello Stato. La seconda mostra come, a partire dagli anni Sessanta, aumentino le critiche e le denunce, di carattere prevalentemente moralistico, verso la modernità (aumento delle macchine e del traffico, scioperi e manifestazioni, legge sul divorzio, cambiamenti in atto nel 1968).

In conclusione, le missive ai presidenti della Repubblica, riportando le necessità che provenivano dalla società civile, permettono di comprendere quali fossero i principali problemi dell’Italia, nonché come fossero percepiti in un determinato periodo di tempo, e i cambiamenti che si sono verificati nella società italiana dai primi anni post bellici al boom economico degli anni Sessanta.

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